L’AQUILA – Piazza Chiarino, all’Aquila, si riappropria di un altro tesoro e toglie le bende all’ottocentesco palazzo Mariani.
La piazzetta, già avviata a diventare centro notturno della movida con i tanti locali riaperti, sarà rivissuta anche di giorno dalle famiglie che a partire da marzo del prossimo anno potranno rientrare a casa negli appartamenti di palazzo Mariani e in quelli dell’adiacente palazzo Gentileschi, su via Garibaldi, che sarà restituito ai proprietari nello stesso periodo.
Entrambi i palazzi la cui ricostruzione è costata 8 milioni di euro , fanno parte di un aggregato più ampio che comprende altri due edifici i cui cantieri si avvieranno nei prossimi giorni.
“Tutto l’aggregato costerà all’incirca 18 milioni di euro – afferma l’architetto Federico Santoro, direttore dei lavori insieme all’architetto Vincenzo De Masi – I primi palazzi a partire sono stati quelli vincolati che hanno avuto un’istruttoria più celere, mentre gli altri due stanno per essere cantierati in questi giorni”.
Osservando palazzo Mariani non si può non notare la castellina che sovrasta l’edificio e che domina piazza Chiarino.
Crollata dopo la scossa del 6 aprile è stata ricostruita esattamente com’era.
“In questo lavoro di recupero e restauro abbiamo avuto molto vicina la Soprintendenza e in particolar modo l’architetto Antonio Di Stefano che ha seguito passo passo le opere – aggiunge – La castellina è stata riassemblata, dopo che il sisma aveva fatto cadere tutte le bifore. Un lavoro certosino che l’ha ridisegnata esattamente com’era”.
Palazzo Mariani è stato visitato lo scorso inverno dagli studenti del Politecnico di Torino, giunti all’Aquila per osservare il cantiere di restauro.
“L’edificio è stato una sorta di cantiere studio dove gli universitari hanno potuto osservare le modalità del lavoro svolto – specifica – Una sorta di piccolo seminario sugli interventi del progetti di restauro”.
Sarà presto riscoperto anche palazzo Gentileschi, unico tra gli edifici storici aquilani ad avere finestre e rotonde.
“Credo sia il solo a possedere questi oblò che illuminano i saloni a doppia altezza di circa 8 metri che si trovano all’interno – prosegue – Si tratta di un palazzo bellissimo che nessuno mai ha osservato perché su via Garibaldi si transitava sempre in auto”.
“Un’esperienza professionale intensa e un lavoro di squadra che ha visto la collaborazione anche degli ingegneri Giovanni Selli per il progetto strutturale e Massimiliano Barberio, coordinatore della sicurezza – conclude – Siamo felici di aver partecipato al percorso di recupero di questo edificio. È una grande soddisfazione osservare lo stupore e la meraviglia delle persone che lo guardano finalmente riscoperto”. (m.gal)



