L’AQUILA – Fa sempre più discutere il caso dei 20 giovani, aquilani e albanesi, indagati dalla sezione narcotici della Squadra mobile dell’Aquila per spaccio di droga a ragazzi e ragazzini delle scuole superiori.

Durante l’operazione, denominata “Spread”, gli agenti avrebbero sorpreso un gruppo di minorenni fumare hashish e marijuana nei bagni degli istituti superiori.

Il lavoro di perquisizione della Narcotici condotta dall’ispettore Nazzareno Buccella è duro e incessante, e potrebbe essere solo la punta dell’iceberg di un fenomeno molto più complesso.

“Io sono allertato da più giorni su questa situazione – confessa il preside del Liceo Scientifico dell’Aquila, Natale De Angelo – ma non è affatto semplice contrastare questo gravissimo problema; noi direttori scolastici ce la mettiamo tutta, controlliamo banchi, bagni e quant’altro. Abbiamo anche allertato i nostri collaboratori scolastici, ma è chiaro che non è sufficiente: il fenomeno di questa leggerezza con cui i ragazzi si approcciano a questa realtà non può essere risolto dall’oggi al domani”.

“Noi  possiamo fare poco – prosegue – perché l’unica reale misura di prevenzione è l’attenzione, ma anche una stretta collaborazione con la famiglia. Non ci dimentichiamo che all’Aquila oggi il servizio scolastico per quanto concerne l’aspetto sanitario è pari allo zero”.

Il Liceo Scientifico è una delle scuole che fa parte del nucleo di Collesapone, che attualmente accoglie una serie di istituti di scuola media e superiore e dunque qui il problema è sicuramente più amplificato.

“Negli ultimi anni – conclude De Angelo – ci era sembrato che il fenomeno si fosse marginalizzato rispetto a 10 anni fa. Ricordo che allora andavo con la Finanza a fare controlli più severi. E questi deterrenti avevano senz’altro funzionato. Resta il fatto che una delle principali cause di questa condizione sociale è che L’Aquila oggi manca di centri di aggregazione per questi ragazzi. Le scuole fanno quello che possono. Ma i giovani hanno desiderio di evadere, di andare via da questa realtà. E ovviamente scelgono la via più breve”.

Dello stesso parere il preside del Liceo Classico dell’Aquila, Angelo Mancini, che in ogni caso per la sua scuola precisa alcune sostanziali particolarità: “Non arrivano nel mio istituto segnali negativi – ha osservato – anche perché è un edificio abbastanza isolato e dunque più facilmente controllabile”.

“Ricordo quando ero preside dei Geometri a Collesapone- racconta Mancini – che i controlli non erano mai abbastanza. Negli ultimi anni questa piaga si è sicuramente più allargata, ma resta sempre difficile gestire il controllo di un polo così grande. Quello che è cambiato dopo il terremoto in questa città sappiamo che riguarda il tessuto sociale; rintengo sia questa una delle cause più rilevanti di questo fenomeno”.