L’AQUILA – “Vorremo cogliere un riflesso delle luci di Sanremo… All’Aquila non vediamo la luce”.
Con queste parole il caso della città distrutta dal terremoto di tre anni fa è finito anche sul quotidiano Repubblica dove le insegnanti della scuola primaria di Sassa (L’Aquila) con in testa la docente Silvia Frezza hanno scritto alla rubrica ‘Lettere commenti&idee’.
“Quello che dovrebbe essere il più grande cantiere d’Europa è solo un sito abbandonato e puntellato”, si legge nella lettera pubblicata ieri che, nello specifico, è un dichiarato appello per “approfittare del proposito di Adriano Celentano di sostenere attività rilevanti e persone che agiscono responsabilmente nella società per il progetto-sogno di un edificio scolastico nuovo con le aule, i laboratori, la palestra”.
Ricordiamo che la scuola degli studenti di Sassa è stata resa inagibile con il sisma ed è attualmente ospitata in un Musp (moduli a uso scolastico provvisorio).
“Di ricostruire le scuole non si parla proprio – lamentano le docenti – noi ci ostiniamo a restare perché pensiamo che la cultura e il sapere abbiano importanza primaria nella vita delle persone”.
“Abbiamo chiesto alle istituzioni, ai nostri rappresentanti; abbiamo fatto una proposta concreta, elaborato un documento, convocato un’assemblea cittadina, raccolto numerose firme – si legge nell’appello delle docenti – abbiamo anche individuato un terreno, già di proprietà del Comune, dove sorgeva la vecchia scuola, quindi senza dover violentare il territorio già così massacrato”.
“Il nostro è un istituto comprensivo – spiega la Frezza – dalla scuola dell’infanzia alla scuola primaria alla secondaria di primo grado, comprende bambini/e, ragazzi/e e docenti e genitori, tutti decisi ad agire per una scuola di qualità. In mancanza di volontà politiche chissà che non ci possa aiutare San Remo”.
A queste parole Corrado Augias ha risposto che benché quella di Repubblica non sia una rubrica dove si pubblicano appelli, in questo caso è stata fatta un’eccezione perché “la condizione dell’Aquila, dopo le fanfaluche che la volevano risanata con un colpo di bacchetta magica, è spaventosa anche perché il suo tessuto urbano era complesso, ricco di opere e molto fragile. Di quel tessuto faceva parte e deve tornare a far parte, la scuola”.
“Non c’è vera continuità dove manchi un luogo nel quale s’insegni e s’impari in condizioni di dignità piena, compresa la logistica e gli strumenti necessari – ha concluso Augias – e questo appello servirà quantomeno ad avviarlo, il progetto potrebbe diventare forse più facile che il resto arrivi e che la scuola sognata dalle insegnanti rinasca. Proviamo”.





