L’AQUILA – Sono state chiuse qualche giorno fa dalla Procura le indagini per traffico illecito di rifiuti, come accertato dalle Fiamme gialle dell’Aquila, nell’ambito dell’inchiesta sui rifiuti speciali al San Salvatore, abbandonati abusivamente dall’impresa incaricata dalla Asl all’interno del vecchio ospedale.
Come riportato dal quotidiano Il Messaggero, a finire nei guai sono cinque persone: Marcello Vivarelli, Claudio Moraschi, Antonello Tursini, Gianfelice Nardecchia e Paolo Parisse.
Nel marzo scorso, nel vecchio ospedale San Salvatore una telefonata al “117” portò alla scoperta e al sequestro all’interno del plesso di un’area di circa 1.000 metri quadrati ridotta a discarica di macerie e di materiali.
Tra i materiali scoperti c’era di tutto: pneumatici, eternit, batterie esauste, materiali di risulta, ma anche macchinari e apparecchiature ospedaliere, sostanze in polvere, perfino liquidi ospedalieri, provenienti anche dal reparto di Medicina nucleare, che sono da ritenere altamente inquinanti e quindi insidiosi per la salute se non maneggiati secondo i prescritti protocolli.
Il presunto responsabile del fatto è stato individuato nell’aquilano Vivarelli, 46 anni, titolare di un’impresa di sgombero locali, e un suo dipendente, Parisse di 41 anni che aveva l’affidamento diretto da parte della Asl della raccolta e dello smaltimento dei materiali ospedalieri.
Il dirigente dell’ospedale, Tursini (52) è ritenuto responsabile per aver affidato lo smaltimento alla citata impresa, mentre il tecnico Nardecchia (58) e il dipendente della Asl Moraschi (64) hanno in più occasioni verificato la regolarità dello smaltimento dei rifiuti, in realtà mai eseguiti.
Gli indagati sono assistiti dai legali Gian Luca Totani, Angelo Colagrande e Francesco Valentini.





