L’AQUILA – Restaranno altri tre mesi i militari in presidio permanente nel centro storico dell’Aquila.

All’ultimo minuto è stato rinnovato il mandato del IX reggimento alpini per la cosiddetta ‘operazione L’Aquila’ che sarebbe scaduto domani, 31 dicembre.

Una decisione che va contro quanto annunciato qualche giorno fa dal sindaco, Massimo Cialente, che aveva parlato di una volontà di riduzione delle spese.

È lo stesso primo cittadino a spiegare a questo giornale i motivi della proroga del mandato, che non lo trova particolarmente d’accordo.

“Il prefetto – spiega – nell’ultima riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, ha chiesto che i militari potessero rimanere per un altro anno. Dopo una concertazione, insieme anche al questore, siamo giunti a un accordo: per ora si rinnova di tre mesi il presidio in centro e per tutto l’anno il servizio di vigilanza ai due tribunali”.

Il problema, però, resta la copertura finanziaria per il servizio, che come riferisce il sindaco è costato finora circa un milione e mezzo l’anno.

“Manca una legge di copertura – dice Cialente – che sarebbe doveva essere inserita nel mille proroghe. Adesso dovrò attingere al fondo per le spese generali, ma non ci sono molte risorse”.

Per il sindaco, il problema più urgente da affrontare è quello delle famiglie che vivono in alloggi A o B (con agibilità parziale) all’interno di aggregati in cui a breve partiranno i lavori di riparazione.

“Ho bisogno di soldi – sottolinea – non so davvero dove mettere le persone. Finché non mi ridanno i 110 Map sequestrati non ho spazi disponibili. C’è poi la necessità di assistere le fasce deboli della popolazione”.

Cialente attacca il governo: “l’atteggiamento che ha con noi è del ‘’vedetevela voi’. Non importa a nessuno dei nostri problemi”, tuona, ricordando anche la questione delle condanne inflitte al Comune per i ritardi nell’emissione dei buoni contributo.

“È una buffonata – sottolinea – il Tar mi condanna anche se non avevo il controllo della filiera. Ho già presentato una denuncia alla Presidenza del Consiglio dei ministri”.

“Quando le truppe di occupazione se ne vanno – conclude amaramente, sempre riferendosi al governo – lasciano i casini di quello che hanno combinato a chi resta”.