L’AQUILA – “Cialente ha annunciato le sue dimissioni non collegandole ai fatti di cronaca che tutta la città conosce, ma motivandole come frutto di un attacco da parte del governo e di quelli che lui stesso chiama ‘poteri forti’ che a un certo punto volevano far saltare il banco. Senza le elezioni regionali di mezzo, il Partito democratico non lo avrebbe pressato per il ritiro delle dimissioni”.
Così Luigi D’Eramo, consigliere di opposizione al Comune dell’Aquila e assessore della Provincia dell’Aquila, sul ritorno del sindaco Massimo Cialente dopo il ritiro delle dimissioni, presentate lo scorso gennaio, in seguito all’inchiesta ‘Do ut des’ su presunte tangenti legate agli appalti della ricostruzione del capoluogo abruzzese terremotato.
“Il sindaco – le parole di D’Eramo – è arrivato a dire che non aveva più la possibilità di interloquire col ministro per la Coesione territoriale, Carlo Trigilia, delegato per la ricostruzione dell’Aquila. Addirittura, secondo lui, neanche i dirigenti dei vari ministeri gli rispondevano più al telefono. La realtà è che Trigilia, del quale aveva chiesto la testa, continua a fare il ministro e non ci sono neanche nuovi fondi per la ricostruzione dell’Aquila. In pratica non è cambiato nulla da quando è rientrato”.
“Purtroppo è una situazione confusa, la città non opererà, per i prossimi tre anni, sul futuro anche urbanistico, l’amministrazione non è in grado di scrivere un percorso condiviso con tutti gli attori del capoluogo di regione”.
Sui fondi Carfagna per i centri antiviolenza, tre milioni di euro, dopo anni di rimpalli, destinati alla Provincia dell’Aquila che dovrà ‘canalizzarli’ in progetti insieme al Comune, D’Eramo ha affermato che “presto saranno disponibili, quello della violenza sulle donne è un problema che va affrontato con gli strumenti giusti. Anche all’Aquila purtroppo il fenomeno è aumentato, spetterà a Provincia e Comune creare strutture adatte alla prevenzione e all’accoglienza delle donne che subiscono violenza”.






