L’AQUILA – Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, e il presidente della società Gran Sasso Acqua, che gestisce la rete e la distribuzione idrica nel capoluogo, Americo Di Benedetto sono finiti nel registro degli indagati per un presunto episodio di inquinamento avvenuto nella frazione di Aragno nell’estate dello scorso anno.
Le indagini, condotte dagli agenti del Corpo forestale e coordinate dal pm Stefano Gallo, sono state chiuse nei giorni scorsi: secondo l’accusa i due indagati sarebbero imputabili per reati ambientali per la mancata manutenzione di una fossa comunale in cui venivano sversati liquami che, pertanto, sarebbero fuorisciti e sversati sul suolo
Lo riporta il quotidiano Il Messaggero.
Sul terreno, che non sarebbe riuscito a drenare i liquidi, gli agenti della Forestale avrebbero rilevato alti valori di inquinamento.
Dopo il sisma il commissario delegato per il risanamento del bacino Aterno-Pescara, Adriano Goio, ha promosso la realizzazione di un depuratore nella frazione di Collebrincioni; struttura affidata al Comune e successivamente data in gestione alla Gsa.
“Qualcosa però non è andato per il verso giusto e le acque maleodoranti dal depuratore in questione si sarebbero depositate nell’ambiente esterno” scrive il quotidiano.
A far scattare le indagini diverse segnalazioni giunte alla Forestale.
Stando a quanto riporta il quotiano, il legale di uno degli indagati, l’avvocato Ernesto Venta che assiste Di Benedetto, ha dichiarato: “il tratto di fogna finito sotto la lente d’ingrandimento della procura non è mai stato consegnato alla società in questione che non sapeva neppure dell’esistenza”.
Entro 15 giorni potranno essere prodotte memorie difensive da parte degli indagati che potranno essere anche ascoltati e richeidere approfondimenti.
CIALENTE: ”INDAGATO PER UN PEZZETTO DI TERRENO PUBBLICO”
“Non è un depuratore, ma una fossa Imhoff che da tanti anni ha problemi, una pezzetto di tubo ricade su un pezzo di terreno pubblico, la Forestale è andata, ha visto e denunciato sindaco e presidente Gsa”.
Lo spiega ad AbruzzoWeb il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, commentando l’avviso di garanzia ricevuto dalla procura della Repubblica dell’Aquila per un’inchiesta su presunti casi di inquinamento legati a una fossa biologica malfunzionante.
“Non sapevamo neanche che esistesse quella fossa – spiega il sindaco, evidentemente infastidito – Queste sono cose dovute, per responsabilità oggettiva, che però comportano nomina dell’avvocato, la causa eccetera”. (alb.or.)




