L’AQUILA – “È probabile che l’assessore Paolo Gatti, scottato dal pessimo giudizio che gli abruzzesi riservano alla Giunta di cui fa parte, tanto da porla all’ultimo posto in Italia, sia talmente risentito da non collegare la lingua col cervello. Invece di rispondere nel merito delle questioni sollevate sul ‘disciplinare’ dei servizi per la prima infanzia, mi offende sul piano personale e professionale dandomi  dell’incompetente”.

Queste le parole di Cesare D’Alessandro, consigliere regionale e vice capogruppo dell’Italia dei Valori, nei confronti delle mancate risposte di Paolo Gatti.

“Non foss’altro che per aver trascorso gran parte della mia esistenza a educare ragazzi, dovrei rispondergli a tono e magari dirgli, io educatore di ragazzi, che lui, nella sua vita di avvocato, è poco meno di un azzeccagarbugli; ma non lo faccio e riformulo le mie domande nel merito, alle quali mi auguro vorrà dare una risposta che finora non c’è stata”.

“È vero o non è vero – chiede D’Alessandro – che la competenza esclusiva ad approvare il regolamento per i servizi educativi all’infanzia è del Consiglio regionale? È vero o non vero che secondo quanto previsto nel disciplinare approvato dalla Giunta regionale (articolo 6, secondo comma) chi ha prestato lavoro presso le strutture private, per due anni anche non continuativi, si vede riconoscere il profilo di educatore per l’infanzia anche senza il titolo del diploma di laurea?”.

E prosegue: “È vero o non è vero che la Regione, negli ultimi quattro anni, guarda caso, proprio quand’era assessore Gatti, ha organizzato corsi professionali finalizzati alla formazione di educatori per la prima infanzia, spendendo un mucchio di soldi pubblici e facendone spendere altrettanti ai giovani? È vero o non è vero che a circa 400 di questi giovani, illusi dalla Regione, adesso non rimane più alcuna chance di lavoro nel settore in quanto il disciplinare non riconosce i loro requisiti?”.

“Riguardo la presunta ‘qualità’ che Gatti evoca a parole senza darne conto nei fatti, gli ricordo che la qualità di un servizio è data dal grado di soddisfacimento degli utenti e non già, come fa lui, autocertificata a priori dallo stesso proponente di un atto assunto in forma illegittima – conclude – e per ciò stesso possibile oggetto di eventuali ricorsi e controversie”.