L’AQUILA – Una settimana ricca di eventi quella che si è aperta mercoledì in piazza d’Arti, all’Aquila, con il progetto “Antenne di memoria” e che toccherà il suo culmine nella giornata di oggi con iniziative per tutti i gusti, in occasione dell’inaugurazione della piazza stessa.
 
Spettacoli, dibattiti ma anche incontri con le scuole che hanno sviscerato il tema della legalità e della lotta alla mafia, in tutte le sue sfaccettature, comprese quelle a cui molti di noi fanno meno caso, come quella che riguarda il difficile mestiere di psichiatra di carcere.

“’Antenne di memoria’ perché il filo conduttore degli eventi è la memoria, intesa però, non come un semplice bagaglio di esperienze, ma come un pilastro su cui costruire e resistere”, ha dichiarato un membro dell’associazione organizzatrice, l’Arci.

Ad aprire le danze, mercoledì, è stata la presentazione del libro di Corrado De Rosa, “I medici della camorra”, con la collaborazione di Carlo Maria Marchi, coordinatore dell’area pedagogica penitenziaria, e del presidente dell’Arci, Ciro Cannavacciulo.

Seduto tra gli aquilani c’ara anche Giovanni Impastato, fratello di Peppino Impastato, e Marchi l’ha fatto subito notare.

“Qui c’è Giovanni Impastato, si sta parlando di mafia e ci sono trenta persone. Ogni volta che si trattano argomenti come questi non c’è mai nessuno”, ha detto con rammarico Marchi, parole di un uomo che “la mafia ce l’ha avuta sulle spalle”.

“Stiamo parlando di criminalità in una città che vive di criminalità organizzata…forse – ha aggiunto sospirando – questa è una città che ha bisogno di crescere”.
 
Superata la polemica iniziale con un velo di amarezza da parte di tutti, De Rosa ha raccontato il suo libro, partendo dalla domanda del mediatore Cannavacciulo: “come si fa a relazionarsi con il concetto di legalità?”.

Dalle parole di De Rosa è emersa la figura di un medico che vive tutti i giorni le controversie e le difficoltà della sua professione, narrate con la stessa passione nel suo libro.

“La nostra – ha spiegato – è una professione che sembra essere distante dai problemi della legalità ma che determina fattori importanti della giustizia, dal momento che può essere strumentalizzata dalla mafia. Capite bene, dunque, che il tema ruota tutto intorno alla deontologia professionale”.

È stato, inoltre, delineato attraverso racconti a volte anche ironici per quanto paradossali, un quadro dei pazienti: sono persone persuasive, scaltre, che riescono a sfruttare magari malattie  avute in precedenza per inscenarle di nuovo, tramandano come simulare la pazzia, sanno cosa dire ancor prima di commettere un delitto, simulano anoressie smettendo di mangiare.

Inoltre, oltre alle evidenti difficoltà dei medici, in molti realizzano false perizie perché “la criminilatà – sottolinea De Rosa – ti tutela di più dello Stato”.

“Tuttavia, – afferma – io non penso che nel mio mestiere ci sia una corruzione maggiore rispetto ad altri, c’è piuttosto un problema di riconoscimento dei sintomi e, per quanto riguarda l’appetibilità dello Stato rispetto ai privati, c’è un approccio superficiale a questo problema”.

“Ma l’importanza dei collaboratori di giustizia – ricorda Marchi – sta nel defraudare un boss del suo ruolo: se si vuole sconfiggerli, bisogna trattarli allo stesso modo degli altri detenuti. In questo modo il soggetto si demoralizza perché non è più posto ad un livello superiore e arriva dallo specialista che deve analizzarlo in condizioni di deficienza”.

Nel corso della serata, non si è dimenticato di menzionare chi sta davvero male e viene detenuto negli Opg (ospedale psichiatrico giudiziario, ndr.), tutti d’accordo nel definirli una vera vergogna per l’Italia, e di quei collaboratori di giustizia che, invece, vengono definiti “pazzi” per essere delegittimati.

Si sono così riaccesi i fari su una questione che si perde nella frenesia della quotidianeità: la realtà di Peppino Impastato non ci è poi così lontana ma la cosa che dovrebbe far ancora più paura di avere un carcere con il più alto numero di detenuti del 41 bis, è il silenzio, l’oblio in cui storie come quella di Peppino e di altri sono cadute.

La micce che hanno fatto scattare questa inziativa sono state, in primis, associazioni come l’Arci che, tutti i giorni, tentano di tenere viva la cultura e rimettere insieme i cocci di questa città in frantumi.

Oggi, ci sarà l’inaugurazione ufficiale della tanto desiderata Piazza d’Arti con “La città che spiazza…in Piazza d’Arti” mentre “Antenne di memoria” riprenderà domenica con il convegno “Onora la madre” di Emilio Ajovalasit e Preziosa Salatino.