L’AQUILA – In due anni, 150 lotti assegnati ad aziende nell’Aquilano, ma nemmeno un terzo di queste ditte oggi è già al lavoro.
Si porta dietro la palla al piede della burocrazia il Consorzio per lo sviluppo industriale dell’Aquila, l’ente costituito per favorire l’insediamento di nuove imprese nelle aree produttive del capoluogo.
Come spiega ad AbruzzoWeb il presidente, Lorenzo Di Marzio, in 20 mesi c’è stato un gran numero di assegnazioni, ma gli iter procedurali, e in particolare lo Sportello unico attività produttive (Suap) del Comune, non riescono a stare al passo. Di qui la sua forte preoccupazione per casi come quello di Selex, che da tempo avrebbe dovuto ricollocarsi.
Di Marzio affronta anche altri argomenti, su tutti quello di strettissima attualità della zona franca, che definisce “fondamentale”. Il presidente del Consorzio condanna la lotta di queste ultime settimane, “battaglia politica e strumentale”, e fa un distinguo importante sulla strategia che, afferma, andrebbe fatta dentro stanze chiuse e non in piazza, “sennò si dicono solo scemenze”.
È anche l’occasione per fare il punto su comparti innovativi e di buona prospettiva come quello del fotovoltaico, che sta consentendo di rimuovere l’eternit dai tetti dei capannoni sostituendolo con utili pannelli, già 45 mila i metri quadrati smaltiti.
Com’è lo stato di salute del Consorzio?
Dopo il terremoto molte aziende sono state costrette a ricollocarsi all’interno dei nuclei industriali e molte hanno preso spunto dalla possibilità che offriamo noi, quella di assegnare aree per mettersi in proprio e ingrandire l’attività realizzando piccoli capannoni e anche servizi.
È una situazione molto molto vivace. Certo è che al fermento edilizio deve poi fare da contraltare una pari vivacità economica che, al momento, non si ravvede nell’Aquilano e nel “cratere”. C’è bisogno di incentivi per il rilancio economico.
Come la zona franca?
Certo ma non solo quella, perché parlare solo di quella è riduttivo. La Zfu comunque è importantissima, sicuramente in questo momento è fondamentale per la sopravvivenza delle imprese. Il terremoto ha colpito gravissimamente l’economia. Oggi, almeno a parole, ci si preoccupa della ricostruzione edilizia, ma sul rilancio dell’economia si sta perdendo più di un treno. Invece, come in Friuli, l’aspetto economico andava privilegiato rispetto alla riparazione delle case. Chi ha già perso l’appartamento, se perde anche il lavoro se ne va.
Che ne pensa della battaglia tra istituzioni che si sta scatenando sulla zona franca?
È una battaglia politica e strumentale. Bisognerebbe fare squadra e lavorare attorno a quel poco che si è seminato anziché alimentare polemiche. Se a seminare sono in due e a mettere zizzania 50, diventa un problema, anche con le varie scampagnate a Bruxelles, visto che, invece di caldeggiare la proposta, sono andati a fare sceneggiate. C’è bisogno di progettare scelte di politica economica che possano dare respiro all’economia aquilana.
Come si progetta una strategia vincente?
Le riunioni strategiche, i tavoli per la ricostruzione, non vanno fatti in sedi assembleari, ma in uffici ovattati senza neanche le finestre, per parlare di cose che non tutti possono sentire. Una strategia politica non si può fare con l’altoparlante. Far sentire a tutti i propri piani significare sparare scemenze e, inoltre, facendo così manca sempre la sintesi. A Pescara, o in altre città dove sono in grado di anticipare il futuro, fanno tutto in gran segreto.
Ha parlato di altri incentivi oltre la zona franca. Quali?
Sono necessarie misure che possano aumentare la richiesta di produzione locale. Se non si rilancia la domanda c’è ben poco da fare con i quattrini della zona franca! Servirebbero poi una forte infrastrutturazione, un’attrattiva per la nuova residenzialità e l’abbattimento dei costi dei prodotti. Penso anche all’opportunità di un aggancio alla ferrovia Pescara-Roma: bisognerebbe fare forza intorno al progetto della L’Aquila-Tagliacozzo, che considero molto importante. C’è poi il potenziamento dell’aeroporto…
Lì qual è la strategia?
È una questione che il Consorzio ha affrontato perché ha intenzione di ampliare lo scalo di Preturo sia come strutture in sé sia come servizi a supporto. Il sogno è quello di un aeroporto merci che possa essere il terzo aeroporto di Roma, visto che gli altri due sono saturi e per atterrare nella Capitale spesso gli aerei devono aspettare due ore. Per ora ho normato un ampliamento della pista di 700 metri, siamo in attesa dell’approvazione da parte della Provincia.
Tra i settori industriali emergenti c’è quello del fotovoltaico. È così anche nell’ambito del Consorzio?
Siamo molto attenti a questo settore, innovativo ed ecologico. Non solo incentiviamo e prestiamo attenzione agli operatori del settore, magari con l’assegnazione di lotti adeguati, ma abbiamo anche lanciato una politica di sostituzione dell’eternit sui tetti degli stabilimenti con l’installazione di pannelli fotovoltaici. A oggi abbiamo consentito la sostituzione di 45 mila metri quadrati di eternit.
C’è fermento, è un’industria che sta tirando. Purtroppo è legata alla politica degli incentivi statali, ne risente molto. Ma oggi va bene.
Quali sono i numeri del Consorzio dopo quasi due anni di lavoro?
Ho assegnato 150 lotti in 20 mesi dall’inizio del mandato, un po’ di tutti i tipi: industriali, artigianali, soprattutto piccole e medie imprese.
Quante imprese su questi 150 lotti sono già stanziate e al lavoro?
Credo neppure un terzo. Un conto infatti sono le assegnazioni, purtroppo poi bisogna correre dietro alla burocrazia italiana, stare ad aspettare le tempistiche del Comune e si rischia di perdere notevole tempo. Non voglio parlare malissimo del Suap (Sportello unico per le attività produttive, ndr), ma è sotto gli occhi di tutti che non viaggiano certo a mille.
Qual è l’emergenza da affrontare subito?
Sono un po’ preoccupato per la Selex. Stiamo spingendo per la ricollocazione di questa attività che sta incontrando molti rallentamenti a causa della politica aziendale. Gli occupati erano 300, un bel po’, che oggi stanno lavorando in altri siti. Già abbiamo assegnato il lotto all’azienda e pagato gli espropri, devono solo iniziare i lavori. Si sono accumulato già molti mesi di ritardo, però, e non vorrei che la situazione diventasse allarmante.






