L’AQUILA – Ai tempi del podestà fascista dell’Aquila, Adelchi Serena, le comunicazioni tra capo della municipalità e assessori avvenivano attraverso la posta ordinaria, poi arrivarono le circolari, ma nei tempi della comunicazione 2.0 la filiera si è ulteriormente velocizzata.
Non stupisce, così, che il sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, scelga la piazza virtuale di Facebook, che frequenta in lungo e in largo, per “appioppare” una grana a uno dei suoi più stretti collaboratori, l’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano.
Si tratta della vicenda di un muro di contenimento nella prima periferia Ovest dell’Aquila, all’incrocio tra via San Sisto e via Caduti di via Fani, alto circa 2,5 metri e lungo 10, pericolante da dopo il sisma del 6 aprile 2009 e che potrebbe crollare da un momento all’altro.
Tutto suona molto, molto social: un cittadino carica la foto sul profilo del sindaco e denuncia una situazione incancrenita. “Il transennamento è inefficace perché non delimita una zona adeguata a lasciare in sicurezza il veicolo passante in caso di cedimento – la denuncia al sindaco – Perché non viene messo in sicurezza o si ripara prima che accada una tragedia?”.
Senza colpo ferire, Cialente utilizza uno strumento notissimo di Facebook e “condivide” la foto, e l’appello sottostante, sulla bacheca del suo assessore, girandogli di fatto la lamentela e la conseguente soluzione del problema.
La filiera si ferma lì perché, in verità, la questione sembra di competenza più che altro dei Lavori pubblici, gestiti da un altro assessore, Alfredo Moroni. Che prevede tempi lunghi.
“Non prima di gennaio inoltrato – fissa infatti l’inizio dei lavori al Messaggero – Abbiamo inserito il muro nel programma di interventi da fare e stiamo valutando se sarà possibile allargare anche la sede stradale. Bisognerà trovare i soldi tra le pieghe del bilancio perché purtroppo non ce ne sono, nel frattempo metteremo nuove transenne perché potrebbe effettivamente esserci il pericolo di uno smottamento”.
Insomma, dai social alle transenne, detto fatto: velocità dalfonsiana e renziana, nonostante le ire cialentiane contro il premier-segretario. (alb.or.)



