L’AQUILA – Il Consiglio comunale dell’Aquila fa il suo esordio tra gli sbadigli.

Dalle prime battute si capisce immediatamente che le novità sono ben poche, mentre i rituali con i quali si è chiusa la precedente esperienza si ritrovano pari pari nell’assise che segnerà il quinquennio più importante della storia della città.

UN’ASSEMBLEA FRAMMENTATA

Un’assemblea che si presenta frammentata, con la maggioranza che già incassa la prima probabile defezione, quella di Fabio Cortelli della civica L’Aquila oggi, un fedelissimo del candidato sindaco dell’Idv Angelo Mancini, e la minoranza che si divide quasi su tutto.

Pacche sulle spalle, saluti, baci e abbracci: d’altra parte, tranne poche eccezioni, i nuovi consiglieri si conoscono tutti, oltre la metà erano già presenti nella scorsa legislatura, tanti altri sono comunque “frequentatori” della politica.

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO: LA PRIMA VOTAZIONE

L’armonia lascia spazio alle divisioni al momento della votazione del presidente del Consiglio. La pattuglia di Giorgio De Matteis, per bocca dello “speaker” Emanuele Imprudente (Mpa), annuncia che non ritirerà la scheda, il consigliere del Pdl Guido Liris si agita, scuote la testa: è evidente che non condivide la scelta, ma si adegua.

Lo stesso non fanno Pierluigi Properzi (Domani L’Aquila), Vincenzo Vittorini (L’Aquila che vogliamo) ed Ettore Di Cesare (Appello per L’Aquila) che, invece, si incamminano verso l’urna e infilano la scheda.

Il primo scrutinio va a vuoto: servono almeno 22 voti, il prescelto, Carlo Benedetti (Pd), ne incassa due di meno.

Probabilmente gli manca quello di Cortelli, che incassa una preferenza, ma potrebbe anche essere stato un franco tiratore della maggioranza che ha voluto lanciare un messaggio, indicando il ribelle “manciniano” per sviare i sospetti.

I “civici” Vittorini e Di Cesare vanno a braccetto: si votano a vicenda, e così faranno per tutte e tre le volte.

Properzi, probabilmente, infila la scheda in bianco. Arriva una preferenza anche a Sergio Ianni (Pd), un chiaro tentativo di far emergere, vanamente, qualche gelosia in maggioranza.

LA SECONDA: NUOVA FUMATA NERA

Si va al secondo giro: nuova fumata nera. Benedetti si ferma a 21, a un passo dall’investitura. Con sorpresa anche la squadra di Gdm partecipa al voto, una giravolta che in molti tra il pubblico non si spiegano.

Pochi minuti prima viene intercettato il labiale di Liris che, rivolto a De Matteis, dice: “non sono ubbidiente come questi altri”.

Luigi D’Eramo (Prospettiva 2022), da vecchia volpe dell’aula, capisce che qualcosa non va e chiede una sospensione dei lavori, dall’estremo opposto dello schieramento gli risponde un altro veterano del Consiglio, Enrico Perilli (Rifondazione), che respinge al mittente la proposta. L’aula boccia la pausa.

LA TERZA: BENEDETTI CE LA FA

Si va alla conta definitiva, quella in cui basta una maggioranza di 17 persone per consegnare la fascia neroverde di presidente.

Stavolta Benedetti sfonda, incassando tre voti non previsti: verosimilmente quelli di Cortelli, Properzi e Liris.

Sette “dematteisiani” su otto votano di nuovo lo sbigottito Ianni, l’ultimo imbuca una bianca per smascherare eventuali traditori.

I classici giochetti della politica, insomma.

Applausi per Benedetti, che prende la parola e sottolinea che il Consiglio comunale del capoluogo non è né meglio né peggio della società che rappresenta, ma ne è l’identica raffigurazione. Forse ha ragione: in una città frammentata e dispersa non ci si poteva aspettare di meglio.

SI SCELGONO I VICE: GIORGI (API) E TINARI (MPA)

Si torna di nuovo in pista per i vice presidenti: il nome di Ermanno Giorgi (Api) era già di dominio pubblico, anticipato da un’indiscrezione di AbruzzoWeb, quello di Roberto Tinari (Mpa) circola dalla mattinata.

L’esito delle urne conferma le anticipazioni: al rutelliano mancano almeno tre-quattro voti (per lui 17 preferenze) che si spostano su Tinari, che ne prende 12 a fronte degli otto su cui poteva contare sulla carta.

Gli altri sono per Properzi e Di Cesare (due a testa). Applausi anche per i supplenti di Benedetti.

LA COMMISSIONE ELETTORALE: LA RIVINCITA DELLE ”VECCHIE VOLPI”

Al momento di scegliere i tre componenti della commissione elettorale c’è la rivincita delle “vecchie volpi”, che sanno benissimo che quel ruolo gli consente di scegliere circa 280 scrutatori: un buon modo per farsi qualche amico.

Con Ianni, stavolta non è uno scherzo, entrano nell’organismo i sempreverdi Giuseppe Ludovici (Api) e Vito Colonna (Mpa), che incamerano rispettivamente 10, 9 e 8 consensi. Applausi sempre meno convinti.

IL SINDACO PRESENTA LA GIUNTA

Finito il tourbillon delle votazioni, la parola passa al sindaco, Massimo Cialente: poche frasi di circostanza nel presentare la Giunta, nata “nel segno della continuità e dell’equilibrio tra le forze politiche”.

Replica Tinari, che legge un paio di pagine di invettive tra i richiami di Benedetti che gli rimprovera di aver ecceduto i cinque minuti concessi dal regolamento: i due dovranno collaborare nell’appena insediato ufficio di presidenza, e non è un buon inizio. 

LA SOLIDARIETÀ AI TRE DI ROMA

Dopo poco ci prova Di Cesare a spostare la discussione su un piano meno tattico e più di contenuti, chiedendo di votare una mozione urgente di solidarietà in favore dei tre rinviati a giudizio dopo la manifestazione di Roma del 7 luglio 2010.

Benedetti sarebbe anche d’accordo, ma Colonna chiede il rispetto del regolamento: “il documento non è inserito all’ordine del giorno, non si può discutere”. Il presidente del Consiglio è costretto a dargli ragione. Dopo poco  si troverà una forma più blanda per portarlo in aula, che lo approva all’unanimità.

Una via di mezzo, insomma, un compromesso che annacqua e va bene a tutti. È la conferma delle impressioni iniziali: in questo Consiglio non c’è davvero nulla di nuovo.