L’AQUILA – L’obiettivo è il ritorno in centro storico, “che mi manca, da uno a dieci, undici”, per sfidare la crisi in quel luogo che per ben oltre mezzo secolo ha rappresentato la vita lavorativa e sociale di una famiglia di commercianti di scarpe, purché gli affitti siano tollerabili.

Fabrizio Sista, classe ’76, figlio di Maurizio e nipote di Luciano, è confinato, come la stragrande maggioranza dei suoi colleghi dell’Aquila, in periferia, dopo il terremoto del 2009 che, beffa delle beffe, non ha fatto male al suo negozio di scarpe, Promo, in centro storico, ma alle strutture accanto per cui c’è da aspettare ancora.

La storia nel commercio delle calzature della famiglia Sista comincia dopo la fine della seconda guerra mondiale, quando Luciano, nato nel 1914, decide di tentare la fortuna dopo aver lasciato il commercio di stoffe, con quel bancone in piazza Duomo fino allo scoppio del conflitto bellico.

Con le calzature, si apre in corso Vittorio Emanuele, il negozio si chiamava ‘La moderna’, poi la storia si amplierà in via Marrelli, dove nel 1992 nasce Promo, che Fabrizio prenderà in solitaria nel 2003, e in via Patini, il vicolo parallelo, ovviamente centro storico aquilano, ‘mondo’ di papà Maurizio.

“Questa è la terza generazione che vende scarpe – racconta Fabrizio ad AbruzzoWeb -. Dal 2003, da quando cioè ho preso in mano l’attività fino al 2009, il lavoro andava benissimo, anche se non era l’epoca d’oro vissuta da mio padre negli anni ’80. Dopo il terremoto, mi sono messo in società con lui e insieme abbiamo riaperto in via Vicentini, per un breve periodo a Scoppito, nel centro commerciale Pegaso, mentre io ho riaperto Promo con annesso outlet, a Campo di Pile”, outlet ‘condiviso’ con il negozio di abbgliamento Panarelli, lo stesso dove lo scorso anno dei ladri ‘acrobati’ hanno messo a segno un colpo da 100 mila euro. 
 
“Ho ereditato questo mestiere in maniera quasi logica – continua Sista junior – e con passione, perché mi è sempre piaciuto, anche se un po’ di cose sono cambiate visto che oggi, in pratica, si fa solo per passione: investi cento e riprendi cento”.

Le cose sono cambiate all’Aquila anche per inevitabili ragioni logistiche.

“Era splendido lavorare in centro storico – ammette – c’era il rapporto ‘a pelle’ con il cliente, una sana ‘fretta’, si correva in magazzino a prendere un paio di scarpe dietro l’altro. All’outlet, invece, l’atmosfera è più rilassata, si vive una specie di ‘patto’ di non disturbo col cliente”.

“E la grande distribuzione, negli ultimi tempi, influisce pesantemente”, lamenta poi il giovane commerciante. 
 
Anche perché, “le pressioni dei grandi marchi ci sono. E allora l’esclusiva, col tempo, prima o poi la perdi. E a quel punto perde terreno il commerciante di fiducia”.

“Da uno a dieci, il centro storico mi manca undici”, confessa poi Sista, che in questo lungo post-sisma ha pure scoperto una cosa: “È con l’arrivo della bella stagione che gli aquilani mi chiedono quando riapro in centro. D’inverno, al contrario, sono in pochi a farlo. Ci si è abituati al centro commerciale, alla comodità, al parcheggio immediato e al caldo artificiale. In centro, bisogna ammetterlo, era una ‘guerra’ per trovare parcheggio. E con il freddo e la ‘bifera’ che tira qui all’Aquila, diciamo che non era il massimo della comodità”.

“Ma la nostra vita era lì, in centro – non demorde Sista – ed è lì che dovremmo tornare tutti, purché gli affitti siano giusti e la ricostruzione sia più spedita. Sugli affitti, deve esserci la buona volontà da parte dei proprietari. Servono negozi ed uffici, come prima del terremoto”.

D’altra parte, “la crisi c’è, i centri storici in generale non godono di ottima salute, ma è pur vero che noi aquilani siamo in grado di trovare vie alternative. Sarebbe bello reinventarsi dove tutto si è fermato il 6 aprile di sette anni fa”.