L’AQUILA – “Lancerò un referendum cittadino sull’aeroporto di Preturo, è giusto che la popolazione dell’Aquila dica la sua e scelga sui temi strategici per il futuro”.

Ad annunciare la nuova suggestione della consultazione popolare ad AbruzzoWeb è il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, in continuità con la linea del “grande fratello” che dovrà diventare il suo Comune dopo la crisi e le dimissioni presentate e rientrate.

Tra gli altri argomenti sui quali Max ipotizza una chiamata al voto della città ci sono anche “il futuro del Centro turistico del Gran Sasso, la pedonalizzazione del centro storico, sulla quale penso avremmo una grande maggioranza di sì, e anche la nascita e il destino dell’urban center”.

Il referendum cittadino è previsto dallo Statuto comunale approvato nel 2001 dopo il lavoro nella IV commissione presieduta dal compianto medico Danilo D’Antimo, in particolare all’articolo 11. La particolarità è che a indirlo deve essere sì il primo cittadino, ma su iniziativa popolare.

In particolare, possono richiederlo i due terzi dei componenti del Consiglio comunale, o un quarto dei consigli di circoscrizione (non più esistenti, qui la carta comunale andrebbe aggiornata) che rappresentino almeno 20 mila abitanti, o ancora almeno 5 mila sottoscrittori che compongano le liste elettorali.

Una volta raccolte le firme e verificata la legittimità della richiesta, il sindaco deve indire il referendum entro 30 giorni dalla data di esecutività della deliberazione consiliare. Hanno diritto di voto i cittadini iscritti nelle liste elettorali del Comune, la consultazione sarà se partecipa alla votazione il 50% più uno degli aventi diritto.

Una svolta per la città, “non se n’è mai tenuto uno nella storia”, sottolinea il sindaco, anche se dovrà porre un freno a suo impeto: sempre lo Statuto, infatti, afferma che “in ciascun anno solare è possibile proporre e indire un’unica consultazione referendaria” seppure gli aquilani potranno essere interrogati “anche su più quesiti”.

Gli argomenti che sono esclusi sono quelli su cui c’è il particolare niet della legge, e in particolare: elezioni, nomine, revoche e decadenze; personale comunale o di enti, aziende o istituzioni dipendenti e società a
partecipazione comunale; tributi, tariffe, bilanci, mutui e prestiti, contributi ed agevolazioni, sanzioni amministrative; piano regolatore generale e strumenti urbanistici attuativi; statuto e regolamenti che disciplinano il funzionamento degli organi comunali.

Ovviamente, “dopo l’indizione del referendum il competente organo comunale deve astenersi dal deliberare sulla stessa materia oggetto della consultazione”.