L’AQUILA – “Che sarebbe scoppiata una vicenda per cui qui dal punto di vista sociale avremmo avuto gravissime tensioni lo dico da mesi. Anche un cretino, che abbia seguito nel tempo questa vicenda, sa che si sta andando contro un muro. Pensare che domani si svuoti la caserma Campomizzi tout court è da pazzi”.

È il commento del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ai casi di tensione sociale che stanno venendo fuori in questi giorni nel capoluogo; in particolare, la cacciata degli sfollati dalla caserma Campomizzi e la protesta dei Bellaprima, un’intera famiglia senza alloggio che si è incatenata e ha occupato casette provvisorie ancora in realizzazione.

Secondo Cialente, “bisogna fare una politica per quelli che sono un pezzo del problema sociale di questa città e che sono stati completamente dimenticati. I single – ha elencato – le persone che hanno più problemi, i deboli di questa società che sono ancora negli alberghi. Ci si pensa o è finito tutto con lo champagne e i mobili di pelle?”, chiaro riferimento, quest’ultimo, agli accessori di pregio fatti trovare ai primi occupanti degli alloggi del progetto C.a.s.e.

Il sindaco, comunque, non risparmia critiche neanche ai suoi concittadini. “Mi piacerebbe – conclude – che anche gli aquilani si interrogassero su quello che sta succedendo, rimboccandosi le maniche ognuno per quanto di sua competenza. Chi non sta dietro il proprio progettista per presentare il progetto, o chi sa il motivo per cui è bloccato e non dice nulla, è molto colpevole, proprio come gli altri”. (alb.or.)

PEZZOPANE: “DISAGI DEGLI SFOLLATI DIPENDONO DA SGE”

L’AQUILA – “La colpa dei cittadini sfrattati è solo della Struttura di gestione dell’emergenza”.

Lo afferma, in un comunicato stampa, l’assessore alle Politiche sociali del Comune dell’Aquila Stefania Pezzopane.

“Ci vuole davvero una bella faccia tosta a scaricare sul Comune le responsabilità dell’emergenza abitativa – aggiunge la Pezzopane – quando ormai è noto a tutti che il Comune dell’Aquila sta attendendo, da ben 12 mesi, 50 appartamenti del fondo immobiliare”.

IL COMUNICATO INTEGRALE

Sorprendente ed inopportuna la nota del coordinatore della Sge, Roberto Petullà, sul caso della famiglia Bellaprima.

Ci vuole davvero una bella faccia tosta a scaricare sul Comune le responsabilità dell’emergenza abitativa, quando ormai è noto a tutti che il Comune dell’Aquila sta attendendo, da ben 12 mesi, 50 appartamenti del fondo immobiliare.

Abitazioni che, in base ad un’ordinanza governativa, dovevano essere concessi già un anno fa al Comune dell’Aquila, proprio per far fronte al grave disagio sociale ed abitativo conseguente al terremoto.

Questi alloggi non ci sono mai stati trasferiti, né la Sge ha avuto l’accortezza  di chiarire i motivi.

Un anno fa siamo stati costretti ad emanare un bando per reperire  altri alloggi, a cui hanno risposto ben 112 famiglie.

Se il Comune, che ha segnalato da mesi l’emergenza in corso, avesse potuto disporre del fondo, avrebbe potuto risolvere tanti casi, come ad esempio quello della famiglia Bellaprima o anche del signor Mele, che vive in camper. Entrambi hanno fatto da tempo richiesta di alloggi del fondo immobiliare.

Come loro ci sono tante altre situazioni, che non sono salite agli onori delle cronache, ma che testimoniano il grave livello di disagio sociale. Sono tutte famiglie che prima del 6 aprile riuscivano a condurre una vita dignitosa e ad avere una loro autonomia.

L’emergenza sociale dopo il sisma è esplosa e la Sge, anziché sfrattare i cittadini e rimpallare le responsabilità sul Comune, farebbe meglio ad aprire gli occhi e ad assumersi in capo situazioni che sono conseguenza dell’emergenza post sisma e del disimpegno di alcune istituzioni.

Vorremmo ricordare al presidente della Regione Gianni Chiodi, che è anche commissario della Struttura di gestione dell’emergenza, che ci sono ancora quasi 700 alloggi Ater, che se ristrutturati e riconsegnati ai legittimi assegnatari, potrebbero dare una boccata d’ossigeno all’emergenza in atto.

Si libererebbero infatti altrettanti alloggi C.a.s.e. e Map, che il Comune potrebbe mettere a disposizione per l’emergenza sociale.

Così come vorremmo ricordare allo stesso Chiodi, presidente della Regione, che nel piano sociale regionale non è previsto neanche un euro per l’inclusione e per le nuove povertà. Senza contare che è stato drammaticamente azzerato il fondo per i contributi agli affitti previsto per le famiglie bisognose.

Di fronte a questo vergognoso disimpegno, l’affondo nei confronti del Comune è quanto mai deplorevole. Quanto alla signora Bellaprima avrei preferito mantenere uno stretto riserbo, per tutelare un caso umano, drammatico e delicato.

L’intervento, quanto mai inopportuno di Petullà, mi costringe a fare chiarezza sugli interventi del Comune. Stiamo seguendo il caso della signora da oltre un anno, da quando su nostro suggerimento, la signora ha fatto richiesta del fondo immobiliare. Il caso della signora si è aggravato dopo lo sfratto imposto dalla Sge dalla Guardia di Finanza.

In mancanza ancora della disponibilità degli appartamenti del Fondo Immobiliare, il Comune dell’Aquila ha proposto alla signora ben sei diverse soluzioni.

L’inserimento temporaneo, in attesa di trovare un’idonea sistemazione, presso una struttura protetta per lei e le due figlie; un contributo una tantum, un rimborso per sostenere le spese dell’affitto previa presentazione di un contratto di locazione, così come prevede l’accordo fatto con la Sge per l’utilizzo dei 250 mila euro; l’accoglienza presso la struttura gestita da padre Quirino proprio per madri sole con figli, l’accoglienza presso una struttura gestita dalle suore a San Gregorio ed infine l’inserimento presso la comunità Futura.

Tutte soluzioni rifiutare dalla diretta interessata, che si è detta disponibile ad accettare solo un appartamento.

Il Comune credo che sia andato anche al di là delle sue competenze e delle sue possibilità.

Se davvero la Sge ha a cuore questo caso, come gli altri casi umani, di persone allo stremo che non riescono a pagare un affitto da sole, metta a disposizioni gli appartamenti o altre strutture per l’accoglienza, come tante volte abbiamo richiesto.

Ma anche questa, come altre proposte, è stata rigettata.

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