L’AQUILA – “Chi lavora alle casse dei supermercati continua a perdere tutele e garanzie. È qualcosa di gravissimo. E le grandi sigle sindacali stanno a guardare”.
La denuncia arriva da Marcello Vivarelli, segretario di categoria terziario della Confsal dell’Aquila, che torna a tuonare, con l’emergenza Covid-19 non ancora conclusa, per difendere quei lavoratori “vessati dalle terribili politiche delle grande distribuzione e spesso aggrediti da clienti incivili, come accaduto, alla fine del mese di marzo, anche ad una dipendente di un supermercato aquilano. Uno dei tanti, troppi segnali di mancanza di sicurezza per chi lavora in questo settore”.
“Parliamo di una categoria che né governo centrale, né regionale hanno riconosciuto come a rischio in questa emergenza Covid – lamenta Vivarelli in una nota – Una categoria di cui fa parte anche gente con patologie importanti. Eppure, nonostante questo, di vaccini non c’è neanche l’ombra”.
“Tutto ciò è possibile – continua il sindacalista aquilano – perché ormai le grandi aziende si siedono soltanto con le grandi sigle sindacali, che però non risolvono né problemi di questa natura, né quelli che riguardano ad esempio la logistica e la turnistica. In uno degli ultimi verbali firmato da Cgil e Cisal, infatti, si discute di tutto, ma non dei problemi dei lavoratori. La grande distribuzione da tempo approfitta della ‘debolezza’ dei dipendenti – dice ancora Vivarelli – ed ecco che, ad esempio, i riposi vengono dati utilizzando i giorni festivi. Nel silenzio dei ‘grossi’ sindacati, insomma, la grande distribuzione continua a fare scempio dei diritti dei lavoratori persino in un momento drammatico come quello che viviamo”.
“Chi lavora per le cooperative – protesta quindi l’esponente aquilano della Confsal – è ormai da considerare ‘figlio di un Dio minore’. In termini di diritti, di riconoscenza, di rispetto dei contratti nazionali, siamo arrivati a dividere le categorie in chi ha pure i buoni pasto garantiti e chi si porta il panino da casa, con tutte le cattive conseguenze che questo comporta soprattutto in termini di taglio del salario mensile, ma pure di assenza di scatti di anzianità”.
“Un Paese civile e democratico non può tollerare una simile disparità di trattamento. E non si può continuare a ignorare la Costituzione, vietando ai sindacati non firmatari di contratto di essere ascoltati dalle aziende. Sarà che il livello di pressione a cui sono sottoposti questi lavoratori è talmente alto che non può stupire la facilità con cui a molti di loro viene quasi imposto, ma senza dirlo, di fare la tessera con i ‘soliti’. Io, comunque, continuo con le mie battaglie e invito nuovamente gli altri sindacati al confronto”, conclude Vivarelli.






