L’AQUILA – Jeans e camicia, un look casual più da scrittore che da magistrato. “Scusate il ritardo, tutta colpa del traffico di Roma”.

Si è presentato così, ieri, nello stand della festa democratica della cultura, Gianrico Carofiglio, scrittore di libri di successo che hanno per protagonista il brillante avvocato barese Guido Guerrieri. “Testimone inconsapevole”, “Ad occhi chiusi”, “Ragionevoli dubbi” alcuni dei libri scritti da Carofiglio, che hanno riscosso un grande successo di pubblico e critica.

L’incontro, che si è tenuto al parco del Sole, ha visto la partecipazione di Fancesco Verducci, viceresponsabile vicario del Dipartimento Cultura del Pd.

Lo scrittore barese ha presentato un’analisi del saggio uscito nell’ottobre 2010 “La manomissione delle parole”, in cui si propone di restituire senso alle parole, ridare dignità ed esattezza a una lingua che appare sempre più mortificata.

“Rosa Luxembourg diceva che anche solo dare il nome giusto alle cose diventa un atto rivoluzionario – ha affermato Carofiglio – Le parole oggi hanno perso il loro significato originario, che è stato manomesso e manipolato”.

Nell’analizzare le manipolazioni più clamorose, Carofiglio è partito da quelle che caratterizzano il linguaggio politico odierno, sviscerandone il meccanismo di manomissione, utilizzando una dialettica inebriante mista a una sottile ironia, la stessa che si ritrova anche nei suoi libri.

Dalla parola “lodo”, utilizzata in maniera impropria perché “in realtà indica la risoluzione bonaria di una controversia da parte di un’autorità imparziale, e sia nel lodo Schifani che Alfano non c’era né una controversia né un’autorità imparziale”; alla parola “libertà”, “una delle parole più rubate, messa addirittura nella ragione sociale di un’azienda pseudo politica, priva di senso se non cammina accanto alla parola ‘regole’”.

La soluzione per restituire alla parole il loro giusto senso, per evitare che vengano manomesse per “manipolare sottilmente le coscienze”, è iniziare da una parola chiave, la “consapevolezza” .

“Le parole sono la base della democrazia, guai a manipolarle”, ha concluso Carofiglio, che si è poi intrattenuto a firmare i libri ai suoi lettori.

Perché soprattutto con la letteratura si possono preservare le parole dalle alterazioni. E leggere un libro può essere già un primo passo per compiere un gesto rivoluzionario.