L’AQUILA – “Dal calo verticale nei consumi di beni alimentari primari come pane e latte, emerge una riduzione della popolazione dell’Aquila di almeno 15 mila persone, se non 20 mila, rispetto a prima del terremoto del 6 aprile 2009”.

A lanciare l’allarme è il direttore regionale di Confcommercio, l’aquilano Celso Cioni, che racconta ad AbruzzoWeb gli esiti di un suo colloquio con operatori del settore avvenuto qualche settimana fa.

“Ovviamente non posso fornire un dato statistico preciso, ma gli esercenti hanno un quadro reale della situazione – spiega – Alla riunione c’erano i gestori dei supermercati Gallucci, Ferella, Conad e ho parlato anche con Fioravanti: sono tutti d’accordo su questa quota, a essere prudenti, di 15 mila persone in meno”.

Cioni evidenzia che “si tratta di circa un terzo della popolazione complessiva pre-sisma. Questo dato – prosegue – conferma quelli venuti fuori dalle scuole, di 3 mila giovani in meno: quando un ragazzo lascia la città è evidente che ad andarsene è un intero gruppo familiare, sono minimo due o tre persone”.

Pur non essendo un dato demografico esatto, per Cioni il panorama dipinto dagli esercenti ha ancor più valore perché “c’è anche chi non ha cancellato la residenza all’Aquila, magari perché ha interessi immobiliari come una casa da risistemare, ma vive ormai da anni in altre città, a Roma o sulla costa. Quindi – prosegue – tanti risultano ancora residenti anche se, di fatto, non abitano più qui”.

“Finché mantieni la residenza paghi le tasse – sottolinea Cioni – ma sul piano dei consumi questo esodo ha influito, assieme naturalmente alla crisi che continua a mordere”.

“Oltretutto si tratta di una fascia di popolazione di medio-alto reddito, professionisti, dipendenti pubblici e così via. Per L’Aquila un grosso danno davvero”, conclude.