L’AQUILA – Caos all’interno del call center Inps-Inail-Equitalia dell’Aquila, mentre va avanti con fatica la difficile battaglia per il salvataggio di 560 posti di lavoro.
Dopo la pubblicazione dell’atteso, e considerato da più fronti non totalmente soddisfacente, bando di gara per l’assegnazione della commessa oggi ancora nelle mani di Transcom e in subappalto dell’azienda Lavorabile, Cgil e Uilcom non fanno la pace con Fistel Cisl, accusata di non fare nulla di concreto per l’unità delle sigle, e si scagliano ancora una volta contro il presidente dell’associazione Lavori@mo per L’Aquila, Venanzio Cretarola (che di Lavorabile era presidente), associazione nata proprio all’interno del sito aquilano.
In particolare i due sindacati, dopo l’incontro di ieri in Regione Abruzzo – al termine del quale è stato sancito un accordo verbale tra le parti in causa per portare avanti la battaglia di cui sopra – tra alcuni loro rispettivi rappresentanti, Cretarola e il vice presidente della Regione Abruzzo, Giovanni Lolli, si sono scagliati di nuovo contro l’ex presidente di Lavorabile, anche attraverso una nota interna che, nel giro di pochi minuti, ha fatto il giro delle chat sui cellulari.
Tra le accuse, quella di voler sfruttare la situazione per la campagna elettorale, visto che Cretarola è candidato consigliere con la lista Socialisti e popolari a sostegno del centrosinistra che schiera Americo Di Benedetto sindaco, in vista delle elezioni amministrative aquilane del prossimo 11 giugno, e di aver tentato, nel corso dell’incontro di ieri, convocato venerdì scorso a cui non ha preso parte l’esponente Cisl perché già impegnato, “di spostare l’argomento sulla questione Almaviva”, azienda nel settore call center, capitolo a dir poco drammatico con licenziamenti pure di segno Inps letteralmente a pioggia effettivamente sviscerato nella riunione, tra l’altro in termini poco morbidi.
Ma la questione del contact center aquilano è ancora più complicata, soprattutto per l’affievolirsi dell’interesse della stragrande maggioranza dei lavoratori, oramai praticamente dormiente.
Dopo alcune iniziative molto partecipate dei mesi scorsi con l’associazione Lavori@mo per L’Aquila, infatti, la capacità di mobilitarsi, e quindi di pretendere l’impegno forte delle istituzioni e dei sindacati stessi, è andata via via spegnendosi, lasciando addirittura strascichi polemici e più di qualche feroce divisione all’interno del contact center.
Un quadro senza dubbio poco favorevole, specie se si pensa che dalle parti dell’Inps a Roma quella aquilana è considerata una vicenda poco simpatica di cui molti, a cominciare dal presidente Tito Boeri, farebbero volentieri a meno di occuparsi.
Anche perché, dietro le quinte continuano a muoversi interessi enormi per un bando di gara “succulento” da centinaia di milioni di euro e quello dell’Aquila, nonostante sia il contact center più grande dei dieci sparsi nel resto d’Italia, in queste condizioni difficilmente potrebbe sottrarsi a una fine, non la prima e sicuramente non l’ultima del settore, fatta di tagli crudeli e col rischio sempre “acceso” di una delocalizzazione. (red)



