L’AQUILA – Il futuro nel professionismo dell’Aquila Calcio, di questa L’Aquila Calcio capace di arrivare in Prima Divisione, dipenderà molto dalla ricostruzione del capoluogo abruzzese terremotato.

Niente limiti ai sogni, perché il pallone è splendido anche per questo, ma piedi ben piantati per terra. Il senso è tutto qui.

In città per tutti i settori produttivi e non è in tal modo che funziona, figuriamoci per una società sportiva con un presidente, Corrado Chiodi, il quale insieme al fratello Massimo, che è nel consiglio d’amministrazione rossoblù, gestisce la Abc Ricostruzioni, azienda impegnata nel “più grande cantiere d’Europa” che il governo italiano, impelagato nei bisticci con l’Unione Europea, proprio non riesce a rimettere in piedi con i fondi necessari.

“La vittoria nei play-off contro il Teramo è ormai alle spalle – dice al nostro giornale Massimo Chiodi, che in azienda ‘copre’ anche il fratello e poi va allo stadio a vivere con passione i colori rossoblù – stiamo programmando il futuro con la massima attenzione. C’è serenità, perché l’anno prossimo non sono previste retrocessioni, ma questo non significa che si faranno scelte scellerate. Il calcio è una cosa seria, va gestito con la testa”.

Avete in mente il prossimo obiettivo?

Siamo in fase di costruzione di un altro percorso dopo un successo storico per la città, con la consapevolezza di saper fare bene le cose e di centrare gli obiettivi quando sono chiari e non mancano le condizioni per farlo. C’è fiducia nelle nostre capacità, la società è composta da persone serie e innamorate dell’Aquila Calcio, persone che nei momenti più duri non hanno mai creato problemi, anzi, si sono impegnate per risolverli. Spero di ritrovare tutti gli straordinari compagni di viaggio anche nella prossima stagione.

Grazie a lei, suo fratello Corrado può dedicarsi praticamente a tempo pieno all’Aquila Calcio.

Una decisione presa all’inizio di questo progetto. Io e Corrado, conti alla mano, abbiamo capito che era lui ad avere molto tempo da spendere in azienda. Siamo imprenditori seri e concreti, non ci spaventano le responsabilità e penso che la nostra azienda lo dimostri.

Il campionato rossoblù a un certo punto sembrava spacciato, poi le cose sono cambiate con l’ingresso di mister Giovanni Pagliari al posto di Maurizio Ianni in panchina. Lei, che nel calcio è un ‘novello’, come ha vissuto un momento difficile come quello, decisivo, del cambio di allenatore a poche giornate dalla fine del torneo?

Ho capito che nel calcio certe dinamiche non sono affato scontate come nel mondo lavorativo cui appartengo. Non è stato semplice però ho accettato di crescere, imparando da chi ne sa più di me. Da imprenditore è tutto molto diverso, non si può pensare di applicare i metodi di un’azienda in uno spogliatoio e in una società calcistica, almeno per quanto riguarda certi ‘capitoli’. Si deve tener conto di molti aspetti, come il morale dei giocatori, che in genere sono molto suscettibili, visto che nel giro di pochi anni devono costruirsi il futuro senza pallone.

Il suo rapporto con L’Aquila Calcio e con questo sport prima dell’avventura in rossoblù?

Mi piace lo sport. L’Aquila per me non era una questione di tifo, ma le partite le ho vissute e continuerò a viverle con passione, come ogni cosa della mia vita. Il calcio, senza dubbio, ha qualcosa di speciale. Ora l’ho capito.

Quale calciatore l’ha stupita di più quest’anno?

Mi ha stupito il gruppo. Alla fine è il gruppo che si impone, io ragiono sempre così, nella vita come nel lavoro.

Inutile nascondersi, suo fratello lo ha confermato a questo giornale la sera della festa per la Prima Divisione: senza ricostruzione, sarà complicato andare avanti.

Senza fondi si perdono certezze sul futuro dell’Aquila, non soltanto del calcio aquilano. La nostra intenzione è continuare a migliorare e a fare grande L’Aquila Calcio. Con i piedi per terra, come sempre. I risultati, se ci sarà il dovuto appoggio da parte di chi ha in mano i fondi per la ricostruzione, arriveranno.