L’AQUILA – “Il mio sogno è di allenare in categorie importanti dopo la giusta gavetta. E magari, chissà, un giorno potrei tornare all’Aquila Calcio per fare l’allenatore, dopo aver vissuto anni stupendi e vinto due campionati con una maglia e una città che sono una parte indimenticabile della mia vita”. 

In campo, è sempre stato un difensore che usava le cattive maniere ma con stile, un burbero con l’abito da sera che non poteva, per mestiere, concedere vita facile agli attaccanti.

Alessandro Cagnale è stato uno dei difensori più forti della storia dell’Aquila Calcio, capace di vincere due campionati – la vecchia Interregionale e la vecchia C2 – con una maglia non semplice, perché non è semplice vincere dove si soffre da sempre, in quella provincia che se non stai attento rischi di finire ogni anno, per un motivo di campo o di società, nelle categorie minori. 

Beneventano classe 1974, due maglie su tutte – la già citata dell’Aquila Calcio e quella del Pisa – Cagnale ha appena concluso, per dissapori non legati a questioni di campo, col Cervinara, squadra della provincia di Avellino che milita nel campionato di Promozione. 

Ma, come da carattere, non molla al primo intoppo, anche perché c’è da prendere il patentino da professionista di Seconda Categoria, per poter allenare squadre di società della Lega Professionisti. 

“Il mio obiettivo è continuare a crescere – ammette Cagnale ad AbruzzoWeb – voglio allenare in categorie importanti, per poter dimostrare il mio valore in panchina dopo aver giocato tanti anni”.

E allora, la sua L’Aquila, stabilmente in Lega Pro, C1 per gli ‘antichi’, oggi nelle mani dell’ottimo Carlo Perrone, potrebbe un giorno ritrovare quel Cagnale che per quattro anni tra la fine dei ’90 e l’inizio dei 2000 mostrò quanto fosse forte da difensore e pure da portiere d’emergenza, quando con la mano tolse dall’incrocio dei pali il pallone del possibile uno a zero dell’Acireale nello spareggio del “Partenio” di Avellino per salire in C1: espulso al 36’ del primo tempo, passò il resto della partita a soffrire proprio sotto il settore degli aquilani, ‘scesi’ a migliaia in quell’11 giugno del 2000 per sostenere la Valorosa.

Ci pensò poi il portiere rossoblù Sansonetti a neutralizzare il rigore causato, per ovvia necessità, da Cagnale, poi lo 0-0 finale premiò L’Aquila Calcio grazie al miglior piazzamento in classifica nella stagione regolare. 

“Semplicemente indimenticabile”, il commento dell’ex difensore, che all’Aquila è tornato nel giugno del 2013, 13 anni dopo lo spareggio con l’Acireale, da tifoso e, per vedere L’Aquila terremotata (da solo, per le vie ancora incerottate del centro storico e davanti casa sua, alla Torretta), per incontrare vecchi compagni di squadra come Alessandro Tatomir e Davide Di Nicola, “e per conoscere altri grandi ex rossoblù come Marco Di Chio e Massimiliano Marcosanti, con cui non avevo mai giocato ma che, nonostante questo, abbracciai come se avessimo passato tanti anni insieme nello stesso spogliatoio”.

“E su Facebook, aggiungo amici dell’Aquila ogni volta che vedo delle foto con le bandiere rossoblù”, svela poi.

“Sono sicuro – conclude Cagnale – di riuscire a realizzare il mio sogno. Magari con quei colori che non smetterò mai di amare”.