L’AQUILA – “Dobbiamo per forza puntare a vincere, abbiamo dato la parola, altrimenti dobbiamo andarcene”.
Lo ribadisce più volte il presidente dell’Aquila Calcio, Corrado Chiodi, nell’intervista con AbruzzoWeb in cui affronta i temi più delicati del club che guida dal 2012 e che attraversa una fase molto delicata.
Una retrocessione nel calcio dilettante alle spalle, al termine di un’annata disastrosa, una stagione appena avviata puntando in alto almeno nei programmi, con un nome di peso in panchina come quello di Massimo Morgia.
Eppure c’è un gruppo dirigente in bilico, contestato dai tifosi che hanno realizzato striscioni e banner pubblicitari con l’aut aut, “o vincete o lasciate”, cui i soci sembrano voler davvero prestare ascolto, accettando in qualche modo la sfida.
Un Chiodi che appare combattuto, tra la voglia di rivalsa che, ammette, “è la prima cosa, vorremmo dimostrare quello che sappiamo fare”, ma anche lo scoramento e la consapevolezza che solo una difficile vittoria della serie D potrebbe cambiare le carte in tavola e ricucire un rapporto con la piazza che oggi è rotto e appare insanabile da entrambi i lati.
Altrimenti? “Altrimenti vorrà dire che questo ciclo è passato, che non siamo capaci più di tanto, e cederemo la società, senza lasciarla in balia delle onde, ma nella speranza di consegnarla a persone che abbiamo forza economica e tecnica, me lo augurerei come tifoso, aquilano, come persona che ci ha buttato più di quello che poteva”.
Presidente, come si sente?
Un po’ giù di morale. Queste iniziative di protesta non danno certo entusiasmo a persone che già sono in bilico e vorrebbero lasciare, l’impegno economico nel calcio va oltre il consentito e rischiamo di compromettere la stabilità delle nostre aziende.
Ma allora è vero che volete andarvene? Non le sembra grave dirlo così apertamente?
Non è che vogliamo andarcene ma, come dicono i tifosi, o vinciamo o lasciamo. Speriamo di stare costruendo una squadra giusta con l’aiuto di mister Massimo Morgia per fare un campionato dignitoso e puntare in alto. Abbiamo stanziato un budget importante, di 600 mila euro, non sarà il più alto ma quasi: mi dicono che alcune società il campionato lo fanno con 200 mila.
La volontà di vincere il campionato c’è o no?
La volontà di vincere c’è, come c’è sempre stata negli anni passati. Il primo anno abbiamo vinto, nel secondo abbiamo fatto i playoff, il terzo sapete quello che è successo (coinvolgimento nel calcioscommesse, ndr), solo l’anno scorso è stato un disastro. Non abbiamo mai pensato di iniziare un campionato con l’intenzione di perdere e fare brutta figura. Da imprenditori, ci piace la competizione, l’abbiamo nel Dna.
Però questa società ha fatto molti errori.
Non ci togliamo nessuna responsabilità. La colpa in primis è la nostra, poi vanno valutati anche altri elementi. Non posso negare che abbiamo adempiuto a tutti gli impegni presi. Oggi mi rendo conto che, nonostante tutti questi impegni, non si riesce e si sbaglia in qualche cosa d’importante. La nostra esperienza nel calcio è limitata, ci si affida a persone che si pensa siano quelle giuste, poi come si è visto può succedere di tutto.
Voi imprenditori avete avuto vantaggi nello scendere in campo per il calcio? Visibilità, commesse di ricostruzione…
L’ho ripetuto più volte, nel caso mio non è stato così. Il 95% del mio lavoro lo avevo acquisito ancora nel 2012, quando ancora non ero presidente. In realtà ho perso, come qualche altro socio. Non ci hanno dato commesse proprio perché eravamo nel calcio, i committent9i ipotizzavano un futuro fallimento e quindi ritenevano fosse meglio non affidarci il lavoro. Nessuno di noi sta facendo un lavoro pubblico, quelli privati li sceglie il privato come si sa.
La società risulta chiusa, antipatica, succedeva anche quando si vinceva. Si è chiesto come mai?
Ho sentito il responsabile del Supporter Trust che ci contesta una mancanza di comunicazione e di trasparenza. Abbiamo anche preso una responsabile per questo, Daniela Rosone, che se ne occupa e anche abbastanza bene. Che altro dobbiamo fare? Non lo so.
Veniamo al nuovo stadio di Acquasanta. Per Ferragosto è annunciata la fine dei lavori, la società è interessata a questo impianto?
Ho avuto relazioni continue con assessori e dirigenti. Non è coinciso, come avete scritto, con la protesta dei tifosi, già la settimana scorsa avevo parlato con l’impresa, mi avevano assicurato che avrebbero finito per fine luglio in realtà. Comunque noi ci siamo.
Per voi 150 mila euro all’anno per la gestione sono troppi? Volete che il Comune vi aiuti per prendere lo stadio?
Non è vero, non si è mai detto così. Vogliamo fare una convenzione con l’istituzione e vorrei solo non avere disparità con la Rugby, se si dà qualcosa a loro, si deve dare la stessa cosa anche a noi. La somma di 150 mila euro è buona, veniamo dall’esperienza del Fattori che non si può paragonare perché il vecchio impianto ha il prato in erba e questo è sintetico. Con le sole utenze più le manutenzioni ordinarie e la pulizia si arrivava all’incirca quel prezzo là, in più c’era l’erba da curare. La società vede nel nuovo stadio il valore aggiunto, questo deve essere chiaro.
La preoccupa il debito strutturale che è stato stimato ammonti a circa 2 milioni di euro?
La cifra di 2 milioni è falsa, nella maniera più assoluta, siamo molto più bassi. Il grosso del debito è costituito dalla sola Iva, che è stata rateizzata e stiamo già pagando con scadenze future. Non abbiamo esposizioni con le banche, c’è qualche piccolo residuo di debito verso fornitori e stiamo pagando. Il presidente della Lega Pro, Gabriele Gravina, mi diceva che la nostra è una delle società più sane d’Italia.
A proposito di fornitori, è vero che mancano accappatoi e che le maglie per gli allenamenti sono contate?
Abbiamo rifatto un ordine adesso, dovrebbe arrivare il materiale in questi giorni, continua la nostra collaborazione sempre con Macron.
Nuovi soci, per chiudere, ne cercate? Li auspica?
Dobbiamo vincere per forza come abbiamo detto ma, nel frattempo, durante il campionato sarebbe anche il caso di vedere anche se c’è qualcuno che vuole rientrare. È un dovere anche trovare dei sostituti per portare avanti la società perché, se le cose andranno male, non mi sentirei con la coscienza a posto se me ne andassi e la società restasse in balia delle onde.
Ha detto che Gravina considera L’Aquila una delle società più sane. Eppure pare non basterà per centrare il ripescaggio in Lega Pro. Si è messo l’anima in pace?
A oggi sembra non si sappia niente di diverso.






