L’AQUILA – A tre anni dal terremoto non accenna a placarsi la raffica di bollette pazze del gas e della luce elettrica di edifici disabitati, per lo più in centro storico, dalla notte del 6 aprile 2009.

Fatture per centinaia di euro, in alcuni casi migliaia, per consumi mai effettuati ma che vengono conteggiati e recapitati a proprietari o affittuari di immobili, case, studi professionali o attività commerciali, che nel migliore dei casi ospitano ratti o piccioni.

Alla seccatura con cui devono fare i conti i cittadini, costretti a perdere tempo tra call center e sportelli di front office dell’Enel per spiegare che no, in quella casa non ci vivono più e pertanto quella bolletta è da stracciare, se ne aggiunge un’altra: sempre più spesso vengono raggiunti da telefonati degli operatori della società Recus srl, la società di riscossione crediti in convenzione con Enel gas ed Enel energia.

E ancora perdite di tempo e scocciature di chi magari una casa non ce l’ha più e si sente dire dall’altro lato della cornetta che quella somma (piccola o grande che sia) deve essere pagata.

Vallo a spiegare che in molti casi i criteri con cui sono stati effettuati i conteggi rientrano nella sfera dei misteri gaudiosi del post terremoto, visto che tanti palazzi non hanno più nemmeno un contatore, o perché finito sotto le macerie, o perché è stato smontato dagli operai che dovevano effettuare i lavori di messa in sicurezza e puntellamento. Per non parlare di chi, poi, ha effettuato la comunicazione di distacco del servizio ma che continua ad essere vessato con bollette recanti cifre allucinanti già in tempi normali, figurarsi per un’abitazione o uno studio inutilizzato.

Chi può si rivolge a un legale, qualcun altro più scaltro chiede giustizia con le associazioni di consumatori, ma molti non sanno a che santo votarsi.

E non per avere uno sconto, ma per vedersi riconoscere un diritto. Finito sotto le macerie.