L’AQUILA – “Assunzioni a tempo determinato con metodi, criteri e sistemi assolutamente inammissibili in una pubblica amministrazione”.
È una bocciatura senza appello quella che la commissione consiliare permanente del Comune dell’Aquila “Garanzia e controllo” rifila alla macchina amministrativa dell’Ente.
A presiederla è l’ex senatore e sindaco del capoluogo, Enzo Lombardi (Pdl), che traccia un quadro desolante della situazione relativa al personale, alla dirigenza e l’organizzazione degli uffici e dei servizi.
Evidente come le critiche siano rivolte, nemmeno troppo indirettamente, nei confronti dell’amministrazione guidata dal sindaco, Massimo Cialente, contro la quale, il 22 ottobre scorso, si erano scagliate anche Confindustria e Apindustria dell’Aquila, che avevano lamentato pesanti ritardi da parte degli uffici comunali nell’erogazione degli indennizzi alle aziende del capoluogo colpite dal terremoto del 6 aprile 2009.
Anche in quell’occasione a finire sotto accusa fu la lentezza della burocrazia: addirittura le associazioni datoriali parlarono di “uffici inefficienti e assunzioni dal sapore clientelare”.
Proprio per far fronte all’emergenza legata al post-terremoto, il Comune ha avuto la possibilità di assumere personale per velocizzare l’espletamento delle diverse pratiche e diminuire i disagi per il cittadino. Da 500 la pianta organica ha toccato le circa 700 unità, ma i risultati non sono stati all’altezza delle aspettative al momento delle assunzioni.
Ma buttare la croce solamente esclusivamente sui dipendenti sarebbe ingeneroso: in fondo in ogni ufficio c’è sempre qualche lavoratore che, novello Fantozzi degli anni 2000, lavora il doppio per coprire le carenze altrui di colleghi fannulloni.
Le responsabilità sono anche di chi non mette in condizioni il dipendente nelle condizioni ottimali per svolgere le proprie attività.
“Le sedi occupate dal Comune – scrive Lombardi – non risultano ancora sufficienti e adeguate allo svolgimento dei servizi essenziali”: insomma, la delocalizzazione degli uffici sul territorio non agevolano e a questo si aggiunge la carenza di strumenti basilari come “computer – aggiunge Lombardi – armadi, cassettiere, archivio storico dell’anagrafe, cassaforte e cassette di sicurezza per custodire valori e documenti”.
Insomma se i dipendenti del Comune hanno una sedia e una scrivania quasi dovrebbero ritenersi dei privilegiati.
La situazione è gravissima e a farne le spese, come spesso accade, è il cittadino, che rimane impelagato tra code agli sportelli, e le politiche legate alla ricostruzione, che dal 1° gennaio 2011 dovranno fare a meno anche degli ottantaquattro contratti finalizzati dalla Protezione civile.
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