L’AQUILA – “Cerco collaboratori per la mia azienda da circa un anno, ma sono in pochissimi quelli che si sono presentati al colloquio”.  

Non si dà per vinta, nonostante il tempo passi e nessuno bussi alla sua porta per accetare l’ impiego, Nataliya Ilnytska, imprenditrice titolare di Progetto Famiglia, un franchising con sede nel capoluogo che fornisce alle famiglie e ai singoli assistenza domiciliare e ospedaliera 24 ore su 24 a persone anziane, malate e disabili.

“Non è possibile che nonostante la crisi che attanaglia il Paese e la mancanza di lavoro, soprattutto in un città come la nostra, colpita da un terremoto, sia sempre più difficile trovare personale qualificato che sia disposto a fare turni anche notturni. Si tratta pur sempre di un’opportunità lavorativa – afferma – Le aziende hanno molti problemi in questo momento e licenziano le persone, nel nostro caso invece vorremmo fare l’opposto e dare occupazione, ma diventa davvero difficile”.

Un’occupazione molto delicata quella dell’assistenza alle persone malate e disabili, che necessita non solo di una grandissima professionalità, ma anche di buona dose di umanità e compassione.

“Si tratta di figure professionali di infermieri a domicilio e di assistenti sociosanitari da destinare anche ai pazienti in ospedale – aggiunge – Sono venuti in pochi, quasi tutti giovani, che hanno tentato questo lavoro per un paio di giorni e poi hanno abbandonato il posto, forse spaventati dall’impegno. Siamo un’azienda che va molto bene e vorremmo creare occupazione su un territorio così martoriato come quello aquilano, dove c’è bisogno non solo di case e uffici, ma anche di occasioni e di possibilità per tutte le persone che vogliono tentare di ripartire e di rimettersi in gioco”.

L’assistenza a disabili, malati e anziani è una problematica che nel capoluogo si è acuita maggiormente subito dopo il sisma, quando interi nuclei familiari senza più casa si sono ritrovati a vivere in appartamenti spesso poco spaziosi degli insediamenti antisismici dei Progetti Case e Map. 

“È un lavoro senza dubbio difficile, ma credo che si siano persi lo spirito di sacrificio e la perseveranza”, conclude.  (m.gal)

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