L’AQUILA – “È una decisione senza ritorno”. Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, taglia corto dopo le proteste che si stanno sollevando un po’ in tutto il “cratere” dopo l’annunciata cancellazione, a partire dal prossimo 1° aprile, del contributo di autonoma sistemazione e di tutte le altre forme di assistenza messe in atto fin dai mesi successivi al sisma del 6 aprile 2009.

“Vedo che ci sono delle proteste, se qualcuno ha firmato di recente un affitto ha sbagliato, perché si sapeva da tempo – dice Cialente ad AbruzzoWeb – Avrebbe potuto, piuttosto, recarsi nei nostri uffici e chiedere di avere un alloggio del progetto C.a.s.e.”.

E a rendere inevitabile la fine del Cas, degli affitti concordati e del fondo immobiliare è proprio la presenza degli alloggi antisismici, pur vessati da problemi di gestione e manutenzione, da guasti e usura, e in alcuni casi anche da episodi gravi come i crolli dei balconi finiti al centro di inchieste giudiziarie e sequestri.

“Mettiamoci nei panni della collettività nazionale – prova a ragionare il primo cittadino – Si è sborsato oltre 1 miliardo di euro per realizzare il progetto C.a.s.e. e i Map. Ora che sono liberi, è impensabile che ci siano altre forme di assistenza onerose”.

Cialente fa capire che ci sarà tolleranza zero in quest’ambito. “Si sono liberate le C.a.s.e., ne assegniamo di corrispondenti alla dimensione del nucleo familiare. Se qualcuno intende non accettarle, potrà fare da solo”, afferma.

“Adesso gli alloggi ci sono, sarebbe immorale continuare a cacciare soldi che, risparmiati, possono essere destinati alla ricostruzione”, conclude.

Ma proprio sulla vicenda del Cas, un lettore di AbruzzoWeb, Alberto Tatone, pone una serie di problemi, reiterando le proteste che stanno bersagliando il sindaco e gli altri amministratori anche negli uffici e tra i social network.

“Ci sono 1.008 persone che attualmente lo prendono, corrispondenti a 336 famiglie di tre componenti. Gli alloggi disponibili al C.a.s.e. sono circa 63 al 26 febbraio e nessuno all’Aquila – scrive – Quindi le 273 famiglie senza Cas, coercitivamente obbligate a lasciare l’attuale sistemazione, vanno per strada? O devono continuare a pagare l’affitto a proprie spese mentre il Comune vaneggia su destinazioni a campus o altro come se avesse un surplus di 1.000 alloggi!”.

Secondo il lettore, “a questo punto il Cas non può terminare, va prorogato perché non è certo colpa dei cittadini se i progetti della ricostruzione sono al palo. Al sottoscritto hanno detto che secondo il cronoprogramma (spalmatura dei fondi nel tempo) la ricostruzione della casa non potrà avvenire prima di sette anni”, conclude amareggiato.

UN LETTORE: “IL COMUNE VA ALL’ARREMBAGGIO”

“Corretta, dal punto di vista di una sana economia, la scelta fatta dal sindaco Massimo Cialente di revocare il Cas e le spese degli affitti, sia essi concordati che destinati al fondo immobiliare, ma altrettanto corrette le considerazioni fatte dal lettore Alberto Tatone circa i numeri degli aventi necessità/diritto a un alloggio adeguato”.

Così un lettore di AbruzzoWeb, Raffaello Iavernaro, in uno suo intervento sullo stop al contributo di autonoma sistemazione di cui oggi riferisce questo giornale.

LA NOTA COMPLETA

Allo scopo, pertanto di portare avanti la legittima decisione del primo cittadino e contemporaneamente venire incontro alle necessità dei cittadini è opportuno, prima di intraprendere avventatamente decisioni che potrebbero avere conseguenze disagevoli su famiglie già, per tanti motivi provate, è necessario analizzare attentamente la situazione.

Come segnalato dal sig Alberto Tatone nell’articolo di Alberto Orsini su AbruzzoWeb del 7/03/2015:

“Ci sono 1.008 persone che attualmente lo prendono, corrispondenti a 336 famiglie di tre componenti. Gli alloggi disponibili al C.a.s.e. sono circa 63 al 26 febbraio e nessuno all’Aquila – scrive – Quindi le 273 famiglie senza Cas, coercitivamente obbligate a lasciare l’attuale sistemazione, vanno per strada? O devono continuare a pagare l’affitto a proprie spese mentre il Comune vaneggia su destinazioni a campus o altro come se avesse un surplus di 1.000 alloggi!”.

In realtà alle 336 famiglie vanno aggiunte anche 75 famiglie attualmente in affitto presso il fondo immobiliare e le famiglie in affitto concordato di cui non è noto il numero.

Si fa presente, inoltre, che le famiglie non sono costituite tutte da tre componenti come indicato dal sig Tatone che, giustamente, ha considerato una media. Nella assegnazione degli alloggi bisognerà considerare, come da regolamento, anche la composizione del nucleo familiare.

Il Comune dovrebbe, prima di intraprendere un’ azione immediata e a corto raggio, fare un’ attenta valutazione dei dati reali ovvero:

-Numero e composizione dei nuclei familiari
-Ubicazione degli alloggi disponibili
-Configurazione degli alloggi disponibili
-Stato degli alloggi

Renderli pubblici e correlare questi dati in modo da non creare inutili ansie nei cittadini già vessati.

Per quanto riguarda lo stato di alcuni alloggi, per esempio i Map di Bagno, e che l’ ufficio del Comune dichiara revisionati dopo l’ abbandono dei precedenti occupanti, si è potuto verificare che, in realtà, presentano criticità riguardo a infiltrazione di acqua e muffe. Ma questo è solo un esempio, siamo certi che tutti siano in buone condizioni?

Sarebbe auspicabile poter visionare gli appartamenti prima di entrarne in possesso, ma l’ufficio del Comune, a questa richiesta, ha risposto che non dispone di personale.

Come pensa il Comune di procedere ? Pensa di trattarci da cittadini aventi diritto o pensa di lasciare tutto al caso e all’“arrembaggio”?

La mia famiglia e, credo, quelle di altri cittadini, aspettano.

Raffaello Iavernaro