L’AQUILA – Pubblichiamo la nota integrale dell’associazione “Centri storici aquilani”.
LA NOTA
Chiediamo al Ministro Barca ed al Governo: il terremoto di L’Aquila e dei Comuni del cratere sismico è un terremoto di serie B ?
L’Associazione Centri Sorici Aquilani ritiene doveroso intervenire ancora una volta in merito alla situazione della ricostruzione post sisma ed alle recenti dichiarazioni del capo della Protezione Civile Gabrielli.
Concordiamo, in linea di principio, con quanto dichiarato dal Dott. Gabrielli circa la maggior capacità di reazione e la minore conflittualità delle amministrazioni attribuite ai ns compagni di sventura del terremoto dell’Emilia Romagna, Lombardia e Veneto. Tuttavia, è forse il caso di analizzare la situazione in modo più approfondito e, in particolare, fare un quadro comparativo delle risorse e delle attenzioni concesse in favore delle regioni del nord colpite dagli eventi sismici del maggio 2012, anche a parziale giustificazione dei demeriti che ci vengono attribuiti.
Per la ricostruzione post sisma relativa ai comuni dell’Emilia Romagna, della Lombardia e del Veneto colpiti dagli eventi del maggio 2012 è previsto quanto segue: il decreto legge n. 74 del 06.06.12 ha istituito il “fondo per la ricostruzione delle aree terremotate”, con una dotazione finanziaria effettiva di duemiliardi e cinquecento milioni di euro per gli anni 2012 – 2013 e 2104; sei miliardi di euro immediatamente utilizzabili per la ricostruzione sono stati stanziati con il meccanismo della convenzione ABI / Cassa Depositi e Prestiti dal D.L. n. 95 del 6.7.12, convertito in legge ad agosto. Sappiamo bene che la convenzione ABI / CDP consente di impegnare anticipatamente le somme necessarie per la ricostruzione con il sistema del finanziamento agevolato e pagarle puntualmente entro 30 giorni dal deposito dei singoli stati di avanzamento lavori. Tale sistema garantisce proprietari e imprese dalle disfunzioni del cd “contributo diretto”; nessun obbligo di piani di ricostruzione, immediato inizio dei lavori di ripristino dei fabbricati nei centri storici, provvedimenti per il rilancio economico previsti con ordinanze dei Commissari Delegati alla ricostruzione, ricostruzione gestita dagli enti locali e burocrazia zero, con contributi concessi sulla base di progetti e computi autocertificati dai progettisti, provvidenze fino all’80 % per il ripristino delle attività produttive e per la delocalizzazione delle stesse, con possibilità di incremento della cubatura degli immobili produttivi danneggiati, personale necessario all’esame dei progetti e delle richieste di contributo assorbito dagli enti locali o da loro “società in house” (ordinanza n. 57 del Commissario delegato Errani), senza ricorrere a concorsi pubblici.
Questi sono solo alcuni dei risultati del lavoro unitario e coeso di Comuni, Provincie e Regioni, del Presidente di Regione/Commissario Delegato che riveste anche la carica di Presidente della Conferenza Nazionale delle Regioni e di una schiera di parlamentari e rappresentanti del Governo, che sono riusciti ad ottenere il meglio che si poteva ottenere in favore dei “loro” territori, anche in un periodo di grave crisi economica quale quello attuale.
Veniamo allora alla nostra situazione, passata e presente, a distanza di tre anni e mezzo dal sisma: Enorme dispendio di denaro nella fase di emergenza ed ingiustificato dispendio di risorse per una messa in sicurezza dei fabbricati non finalizzata all’immediato inizio dei lavori. Risorse immediatamente spendibili della convenzione ABI / CDP, pari a due miliardi di euro, ormai esaurite e, probabilmente, non rifinanziate. Incertezza sui fondi che verranno destinati alla ricostruzione e, almeno allo stato attuale, carenza di risorse stanziate ed immediatamente disponibili per la ricostruzione dei centri storici; obbligatorietà di un lungo iter procedimentale propedeutico alla ricostruzione dei centri storici (cd piani di ricostruzione – oltre due anni persi in sterili contrapposizioni e polemiche), commissariamento degli enti locali e istruttoria dei progetti condotta dalla cd “filiera” (Fintecna – Reluis – Cineas) nella prima fase della ricostruzione finalizzata al recupero delle periferie, blocco totale della ricostruzione dovuto all’avvicendamento degli uffici nella fase intermedia. Governance della prevista seconda fase relativa alla ricostruzione dei centri storici gestita solo teoricamente dagli enti locali, concorsi pubblici per assumere il personale necessario, Uffici Speciali per la ricostruzione, di nuova istituzione e con assoluta incetrezza sui tempi della loro concreta opertatività; attività produttive che non hanno beneficiato di alcun contributo per il ripristino e che, a quanto sembra, dovrebbero anche restituire parte delle agevolazioni fiscali percepite in quanto “aiuti di Stato”, concetto immediatamente recepito ed avallato dal ns Ministro Formero prima di un chiaro deliberato della Comunità Europea e prima di un eventuale recepimento con legge nazionale; a questo quadro desolante possiamo aggiungere le inefficienze dimostrate dagli enti locali nelle varie fasi della ricostruzione, una continua conflittualità politica strisciante di basso profilo, un modesto peso di rappresentanza politica in parlamento e, ovviamente, lo scoramento delle popolazioni terremotate a causa di una situazione che sembra non avere vie di uscita.
In rappresentanza dei ns associati e di tutte le popolazioni del cratere ci sentiamo in dovere di evidenziare le disparità di trattamento di cui siamo vittime e di invocare il rispetto della par condicio con i ns compagni di sventura del nord, di chiedere che il ns terremoto, ben più devastante di quello dell’Emilia, non venga considerato un “terremoto di serie B” e lasciato senza risorse, di mettere alla prova la ns capacità di reazione in una situazione di sostanziale equilibrio con altri territori colpiti dal ns stesso dramma, ma dotati di ben altre risorse.
Torniamo pertanto a chiedere il rinnovo della convenzione ABI / Cassa Depositi e Prestiti anche per il ns terremoto e la dotazione di risorse finanziarie adeguate, quantomeno pari a quelle concesse agli altri, anche al fine di garantire adeguati flussi finanziari alle imprese che dovranno lavorare al recupero dei centri storici ed evitare i pericolosi ritardi generati dal meccanismo del cd “contributo diretto”.



