L’AQUILA – Il conto alla rovescia per la nuova discoteca aquilana è terminato.
Dopo anni di attesa, i giovani del capoluogo di regione, orfani di strutture di aggregazione e costretti a emigrare troppo spesso in cerca di movida, avranno il loro divertimento.
Domani, dalle 23 alle 5 del mattino, “Be one – Iconic club”, aprirà le sue porte alla città in via Ugo la Malfa, nel nucleo industriale di Pile.
Un club distribuito su oltre 800 metri quadrati che promette di stupire: gli interni, in stile metropolitano, sono impreziositi dai disegni del responsabile artistico e writer aquilano Stefano Divizia.
La discoteca sarà aperta ogni giovedì e sabato, con serate a tema previste per il venerdì. Saranno disponibili, inoltre, navette e taxi da e per il centro a partire dalle ore 22.30.
Una scelta coraggiosa, quella dei proprietari, gli imprenditori Massimiliano e Corrado Nurzia, che scommettono sulla struttura con l’obiettivo di restituire alla città quello che il terremoto del 2009 le ha strappato, provando a ricomporre in parte i tasselli di una socialità persa.
La struttura colma finalmente le lacune di una città, nella quale, anche prima del sisma, le discoteche hanno avuto sempre vita troppo breve, dopo quelle che hanno segnato la storia della movida aquilana, come il Koala, lo Studio 81 e il Mythos.
Un progetto musicale e d’intrattenimento che tocca nuove realtà e punta a un pubblico eterogeneo, coinvolgendo non solo i giovani aquilani. Non solo una discoteca, ma uno spazio polifunzionale, come spiegano i gestori.
“Be One nasce come luogo di intrattenimento e di espressione culturale rivolgendosi a un pubblico che abbia come denominatore comune il desiderio di fare dell’arte un percorso di crescita e di espansione – spiegano gli organizzatori, coordinati dal direttore Raffaella Navarra – La nostra si presenta come una struttura multimediale in cui la musica è stata eletta come linguaggio universale in un ambiente che si contraddistingue per le sue scelte artistiche”.
Un iter burrascoso per il neonato club aquilano, iniziato nel settembre 2012,quando l’istanza di cambio di destinazione d’uso dei capannoni ha creato scompiglio e scontri in Comune, durati oltre un anno e conclusi con l’approvazione in Consiglio comunale a gennaio di quest’anno.



