L’AQUILA – Dopodomani, sabato 7 novembre, a oltre 6 anni e mezzo dal terremoto del 6 aprile 2009, aprirà la nuova sede della Casa delle donne dell’Aquila, anche se manca ancora una casa rifugio dove accogliere le vittime di violenza.
La casa rifugio è quel luogo essenziale dove le donne, “dopo aver denunciato e chiesto aiuto, possano rifugiarsi”, come spiega ad AbruzzoWeb Simona Giannangeli del comitato di presidenza di Terre Mutate e portavoce della stessa associazione.
“Non ce ne sono nel territorio, e se una donna viene da noi la dirottiamo ovunque possibile – afferma – La mancanza del rifugio, però, certamente spinge molte donne a non venire, non per tutti è facile decidere di denunciare e poi doversi nascondere chissà dove”.
“Diciamo la verità: gli enti pubblici, che sono coloro che devono provvedere alla creazione della casa rifugio, non fanno nulla. Lo ripeto, non manca la possibilità, ma la volontà”, aggiunge.
La Casa delle donne conterrà al suo interno le realtà che fanno parte dell’associazione Terre Mutate, il Centro Antiviolenza e la biblioteca “Donatella Tellini”, in ricordo della donna che fu tra le prime in città a credere in un progetto di donne per le donne.
A lei, fra le prime a volere il “sogno di una Casa”, nel secondo anniversario della sua scomparsa, che cade in questi giorni sarà dedicato un ricordo sabato 7.
La casa aprirà alle 15 e si proseguirà con diverse presentazioni fino all’aperitivo alle ore 19. Domenica 8 la Casa sarà aperta di nuovo dalle 10 alle 12.
“La casa delle Donne sarà un luogo aperto a diverse attività, dove elaboreremo progetti, e accoglieremo le donne”, aggiunge la Giannangeli.
“Abbiamo in programma l’avvio di un osservatorio di genere, da cui osservare le discriminazioni e analizzarne il fenomeno e le possibili azioni di contrasto – annuncia – In più, ci saranno le varie attività del Centro antiviolenza e della biblioteca, secondo i loro orari”.
Nella biblioteca entreranno anche i volumi di un prezioso lascito, che sarà presentato sabato: si tratta della donazione “Miriam Mafai” da parte dei suoi eredi. Alcune centinaia di volumi di e sulle donne, con un prezioso percorso sui temi del lavoro e della politica.
La nuova Casa, due locali con ingressi separati sullo stesso piano, e che sorge in un palazzo in via Colagrande 2A-2B, è comunqu euna soluzione temporanea.
“Si tratta di una sede provvisoria che ci ha assegnato il Comune in comodato d’uso – spiega la Giannangeli – le spese sono a nostro carico, ma ci auguriamo che questa novità e la nostra azione sia sostenuta anche da altre realtà di donne del Paese”.
La legale aquilana spera “soprattutto, ora, di poter ricevere finanziamenti pubblici. In futuro la nostra sede, già definita, sarà l’ex orfanotrofio di Collemaggio, ma su temi e modi di relaizzazione non abbiamo al momento nulla di certo”.
Una festa, quella di sabato e domenica, che porta con sé al riflessione su questioni ancora aperte, come quella dei Fondi stanziati nel post-terremoto su proposta dell’allora ministro alle Pari opportunità Mara Carfagna, nel noto decreto 39 del 28 aprile 2009.
Fondi che andavano impiegati per la ripresa, si legge ne testo di legge, “delle attività dei centri di accoglienza, di ascolto e di aiuto delle donne e delle madri in situazioni di difficoltà, ivi comprese quelle derivanti dagli effetti degli eventi sismici (…) a sostegno degli oneri di ricostruzione o di restauro di immobili”.
“Dopo gli infiniti tentativi di dirottarli altrove, quei fondi sono approdati in Provincia, dove da pochi giorni è stato aperto un tavolo tecnico, dove siede anche Terre Mutate, siamo solo all’inizio ma abbiamo certezza dei soldi – conclude – Mentre resta ancora inattuata la possibilità di dare vita alla casa rifugio”.






