L’AQUILA – “Siamo stanchi e vogliamo rientrare nelle nostre case. C’è il progetto ormai da tre anni che è stato pagato 1,4 milioni, ma il cantiere non è mai partito”.
Pina Calì di Meet Up di Beppe Grillo denuncia a sette anni dal terremoto dell’Aquila “l’immobilismo” nella ricostruzione della palazzina di via Giovanni Di Vincenzo dove viveva prima del sisma e che comprende 61 alloggi di cui 49 di edilizia residenziale pubblica di proprietà del Comune e 12 di proprietà privata.
L’edificio ha avuto un primo contributo, in base alla procedura di ricostruzione privata, di 5,5 milioni di euro (il 46 per cento della cifra totale di 11,9 milioni) poi revocato perché la ricostruzione dovrà essere eseguita con procedura pubblica e da qui la “l’iter per l’avvio del cantiere si è completamente paralizzato ai danni degli inquilini”, aggiunge.
Un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 febbraio 2013 ha infatti stabilito che nel caso in cui l’intervento di riparazione e ricostruzione “riguardi un immobile la cui quota di proprietà pubblica è pari o superiore al 50 per cento”, come nel caso della palazzina di via Di Vincenzo, “l’intervento delle parti comuni è affidato al soggetto pubblico, su delega dei privati”.
“Perché hanno dato il via a una procedura privata nel 2013 se avrebbe dovuto essere pubblica? E perché è stato concessa anche parte del contributo l’anno successivo? – incalza la Calì – Lo hanno poi revocato e mantenuto la progettazione fatta dai privati per non spendere ulteriori soldi. Il problema è che è ancora tutto fermo. Ci sono 61 famiglie, alcune residenti in quel condominio da vent’anni, che aspettano di poter rivedere le proprie case e per colpa della burocrazia e dell’inefficienza di questa amministrazione si trovano ancora a dover vivere nei Progetti Case con tutti i disagi e i problemi di canoni e bollette da pagare”.
Un iter lungo e complesso, quello dell’edificio, che ha visto nel 2010 l’affidamento dei lavori delle parti condominiali e delle parti private a un’impresa che tuttavia nel giugno 2011 ha rinunciato all’incarico.
“Sempre nel 2011 l’amministrazione che era già in dubbio sulla procedura da seguire ha diffidato l’amministratore di condominio ad intraprendere rapporti con imprese appaltatrici per i lavori di riparazione – prosegue la Calì – Il condominio ha allora delegato il Comune per l’individuazione dell’impresa tramite gara pubblica, ma non si è mosso nulla per altri 5 anni”.
Nel frattempo tuttavia la richiesta di contributo è stata inoltrata nel 2013 seguendo la procedura di ricostruzione privata.
“L’Usra ha rilasciato parere positivo per la ricostruzione relativa alle parti comuni e alle parti esclusive per 11,9 milioni di euro e l’anno successivo il settore Ricostruzione privata ha erogati 5.5 milioni e sono state pagate le spese per la progettazione – precisa la Calì – Il contributo infine è stato impegnato con la determina 706 del 12 maggio 2014 esecutiva il 3 giugno successivo”.
Dopo anni di incertezze, con la delibera 308 del 4 settembre 2015, la Giunta ha messo nero su bianco la revoca del contributo, precisando di dover andare avanti con procedura pubblica e con fondi provenienti dal Cipe.
Il decreto del Consiglio dei ministri ha inoltre stabilito che i condomini “deleghino agli enti pubblici le fasi di progettazione gestione ed esecuzione dei lavori”, ma dal momento che la progettazione dell’edifico era già stata effettuata, il Comune ha quindi stabilito di acquisirla precisando che “la somma per la ricostruzione potrà trovare piena copertura finanziaria attraverso i residui dei fondi stabiliti dal Cipe, stanziati con delibere 135/2012 e 23/2015 entrambe relative agli interventi di edilizia residenziale pubblica”.
Nella delibera infine, la Giunta ha stabilito il trasferimento da parte dell’Usra di 26,7 milioni stanziati dalla delibera 23, la demolizione e la ricostruzione dell’edificio e di procedere all’intervento tuttora fermo.



