L’AQUILA – Un palazzo ultramoderno ma che riprende linee stilistiche in continuità con una dimora storica peraltro abbandonata da decenni e riportata all’antico splendore tanto da ospitare la succursale aquilana del museo d’arte moderna Maxxi.

Tutto è possibile nel centro storico del capoluogo, trasformando la sciagura del terremoto del 6 aprile 2009 in un’opportunità se si va oltre la ricostruzione “dov’era e com’era” ma si prova a fare qualcosina di meglio.

E dando quindi i nomi agli edifici antico e moderno, sarà il nuovissimo palazzo denominato Santa Maria Paganica 5, quello di proprietà della Regione Abruzzo che, come anticipato da AbruzzoWeb, ospiterà la nuova sede della società Abruzzo Engineering, a proseguire la linea di Palazzo Ardinghelli, riportato a nuova vita con un finanziamento del governo russo.

Questo giornale è in grado di mostrare in anteprima come sarà la zona di Santa Maria Paganica una volta terminati entrambi i lavori di restauro. Per i cultori del centro storico come salotto urbano, c’è da fregarsi le mani, e probabilmente anche per i dipendenti di Ae salvati dalla liquidazione della società.

A curare il progetto, 2Studio degli ingegneri Francesco Giancola e Alessia Rossi, quelli che hanno già redatto il programma di recupero urbano di viale della Croce Rossa con l’abbattimento della “baraccopoli” recentemente approvato dalla Giunta comunale. Il progettista strutturale è l’ingegnere Antonello Salvatori.

I lavori sono destinati a concludersi tra poco meno di un anno, nel settembre 2017, e a quel punto resterà “solo” la chiesa fortemente danneggiata da ricostruire: uno degli scandali della ricostruzione pubblica, tra rimpalli di responsabilità e beghe burocratiche con soldi programmati e poi destinati ad altri lavori.

“L’edificio Santa Maria Paganica 5 a L’Aquila è uno dei primi esempi nel capoluogo abruzzese d’inserimento del nuovo in un contesto storico consolidato – spiegano nella relazione progettuale i due ideatori del nuovo edificio – Il progetto, fissando da subito un forte legame sia con il Palazzo Ardinghelli che con l’antistante Piazza, tende a stabilire un rapporto con il luogo nella sua dimensione storica, materica e dimensionale. Il nuovo corpo edilizio, di quattro piani fuori terra e due interrati, completa l’isolato delimitato dal Corso Vittorio Emanulele e dalle strade di via Carlo Franchi e via Leosini”.

“Nella complessa interpretazione del rapporto tra nuovo ed esistente all’interno dei centri storici consolidati, il progetto proposto si allontana con decisione dall’uso della mimetica storicistica, alla ricerca di un dialogo con le preesistenze che sia capace di rispettarne l’intrinseco valore senza tuttavia negare la propria contemporaneità e il proprio rapporto con lo spazio pubblico”, proseguono.

Nei piani di Giancola e della Rossi, “l’edificio progettato si propone come il prolungamento contemporaneo del Palazzo Ardinghelli, futura sede distaccata del Maxxi di Roma, riprendendo come matrici generative delle facciate le stesse linee architettoniche e rispettandone l’elegante proporzione di vuoti e pieni”.

Un’evoluzione in chiave moderna, tanto è vero che, viene sottolineato, “la composizione delle bucature, lo svuotamento del volume a ridosso della piazza in corrispondenza dell’angolo sommitale del prospetto Sud richiamano formalmente i marcapiani di palazzo Ardinghelli, contrapponendo alle austere modanature settecentesche la geometrica trama dei pannelli di facciata Equitone Tectiva di Creaton Italia”.

“La scrupolosa cura della scala dell’intervento e della dipendenza compositiva tra le parti non trascura gli aspetti cromatici e materici, importanti percezioni dello spazio pubblico che avvolge: i pannelli di fibrocemento che compongono la facciata ventilata offrono sensazioni tattili non lontane dall’intonaco dei palazzi limitrofi, e i colori reinterpretano e dissolvono le cornici delle bucature rispettando le tonalità del contesto”, promettono i progettisti.

L’edificio sarà composto da sei livelli di cui uno interrato a destinazione deposito e garage: il piano terra e primo piano hanno una destinazione d’uso direzionale, i tre livelli sovrastanti sono residenziali.

La composizione dell’involucro edilizio non trascura lo studio degli aspetti energetici: il sistema di tamponatura è composto da blocchi in cemento cellulare autoclavato della dimensione di 36 centimetri a cui viene sovrapposta sul lato Sud e Ovest dell’edificio una facciata ventilata con pannelli in fibrocemento.