L’AQUILA – Non è solamente il terremoto né la vicinanza geografica, quello che lega Amatrice all’Aquila.

Amatrice fu, infatti, fino al 1927, provincia dell’Aquila.

Lo scorso 20 agosto Amatrice aveva deciso di celebrare il forte legame con il capoluogo abruzzese con un evento straordinario, la notte aquilana, dedicandole una notte bianca il cui claim “un legame mai spezzato” racconta l’attaccamento, i sentimenti e le emozioni che gli amatriciani ancora oggi provano per il luogo in cui sono nati, i luoghi del passato. 

Le due città condividono ancora oggi elementi comuni di tradizioni e cultura che vanno ben aldilà della semplice nozione geografica di regione di appartenenza, come ha spiegato in apertura d’evento il professor Raffaele Colapietra nella sua conversazione storica.

Sono stati centinaia i cittadini che si sono precipitati sul posto dopo il terremoto dell’akltra notte, a partire dal sindaco Massimo Cialente, l’assessore Pietro Di Stefano, e l’arcivescovo del capoluogo monsignor Giuseppe Petrocchi, fino a tutti i medici, gli infermieri, gli uomini della protezione civile e i semplici cittadini. 

L’Aquila ha portato così non solo la sua solidarietà, ma il suo aiuto pratico, forte dell’esperienza di sette anni fa che ha tolto tanto, ma insegnato ancora di più. 

“Un déjà vu – racconta Cialente – Ho avuto netta la sensazione di vedere via Roma, c’erano salotti completamente aperti, divani, carte da parati. Un altro tratto della città invece era in tutto simile ad Onna. Siamo andati, non potevamo non andare. Noi siamo fatti così. Spero che gli sponsor mantengano le promesse fatte e possano donare ai terremotati i soldi che dovevano essere destinati alla Perdonanza. Abbiamo aperto un conto con 20 mila euro. Le cifre possono essere versate lì. Le spese vive non potranno essere girate ai terremotati, perché sono soldi già impegnati, ad esempio per il montaggio dei palchi. Ma gli sponsor, loro sì che potranno donare somme”. 

Nel racconto dell’assessore Di Stefano, tutti i drammatici momenti vissuti, fin dai primi minuti dopo la scossa che ha colpito duramente anche il capoluogo, ma senza danni.

“Ero a Cagnano – racconta – Dopo aver messo al sicuro la mia famiglia sono arrivato al Coc dove c’era già il sindaco. Dopo aver dato una mano nella gestione della struttura ho detto al sindaco, ‘andiamo’”. 

“Quando siamo arrivati c’era solo silenzio e non era arrivato ancora nessuno – racconta – Negli occhi c’era L’Aquila: Amatrice era distrutta esattamente come Onna. Ci siamo dati subito da fare, memori dell’esperienza vissuta, per aiutare il sindaco e la protezione civile ad organizzare i primi soccorsi, per trovare un posto dove mettere i feriti e purtroppo le salme, gestire le vie di accesso e trovare dei punti di raccolta dove radunare la popolazione”. 

Intanto dall’Aquila il geometra Carlo Bolino ha gestito le operazioni di invio di mezzi, prima di recarsi personalmente sul posto. 

“Un grande plauso a Bolino sempre pronto a intervenire con grandissima lucidità e umanità – aggiunge – Dopo aver organizzato la macchina degli aiuti si è messo a scavare con le sua mani tra le macerie di Amatrice che era uno scenario di guerra. Conosco molto bene la città perché ci vado spesso in bici. Il corso, la chiesa, tutto è andato distrutto”.