L’AQUILA – Mentre l’Ama – l’Azienda per la mobilità aquilana – attraverso una nota del suo amministratore unico, Augusto Equizi, tenta di giustificarsi dopo la segnalazione, riportata da AbruzzoWeb, sul recente caso della cittadina aquilana che non è potuta salire sull’autobus poiché, con bar e tabacchi chiusi in zona, non è stata in grado di acquistare il biglietto e a cui è stata negato il pagamento in contante della corsa, i disservizi continuano e a farne le spese è chi non può utilizzare il trasporto pubblico.
Tra le tante che questo giornale ha raccolto, oltre alle “classiche” sulla mancanza di sicurezza a bordo, sull’assenza cronica di controllori e sulla inadeguatezza dei mezzi, senza dimenticare le corse tagliate nel periodo estivo, arrivano anche quelle sugli orari non rispettati: attese assurde, oppure fregature perché il bus è passato o partito in anticipo rispetto alla tabella di marcia.
E ieri, in periferia, giusto per citarne un paio, c’è chi se l’è presa in saccoccia sia per l’uno che per l’altro caso, a testimonianza del fatto che per questo servizio non è casuale fare acqua.
Il tutto mentre in Viale Corrado IV altri autobus sono stati costretti ad una lunga e snervante fila causa offerta del McDonald’s: come dire, non ci facciamo mancare proprio nulla. Chapeau.
Sul caso della cittadina rimasta a piedi e su ciò che si può fare e non si può fare, pubblichiamo, oltre alle dichiarazioni di Equizi già riportate da AbruzzoWeb, l’intervento dell’avvocato Marco Mori rivolto sia all’Ama che ai lettori del nostro sito. (Roberto Santilli)
“Con riguardo alle osservazioni di un’utente – le parole dell’amministratore unico di Ama – in merito all’impossibilità di acquistare e convalidare il biglietto a bordo dei bus Ama, l’Azienda della mobilità Aquilana S.p.A. intende precisare quanto segue. Pur riservando la massima attenzione alle segnalazioni da parte di cittadini incorsi in qualche disservizio in relazione al trasporto pubblico locale, spiace constatare che, nel caso di specie, quella che è una collaudata modalità organizzativa in vigore sin dal 2020 (ultimo anno in cui era possibile acquistare i biglietti a bordo dei bus) sia stata confusa per un disservizio. Devesi infatti rappresentare che Ama S.p.A., seppur con enorme sforzo in termini sia economici che gestionali, si è da tempo attivata per dar corso all’implementazione di una serie di investimenti volti alla sostanziale digitalizzazione dei titoli di viaggio, con positivo e rilevante impatto in termini di soddisfazione dell’utenza e di risparmio di costi, il tutto in un contesto in cui la dematerializzazione del titolo di viaggio, e la possibilità quindi di fruirne quindi senza l’acquisto ed il pagamento ‘fisico’, appare non soltanto opportuno ma anzi necessario. E ciò senza tuttavia tralasciare le esigenze di coloro che, per le ragioni più varie ma tutte meritevoli di attenzione, non possono o non vogliono fruire di tale innovativa tipologia di servizi. Infatti, necessita ulteriormente precisare che, oltre alla nuova app ‘Ama’ (che annovera oltre 3.000 registrazioni dalla sua attivazione) tramite cui è possibile non soltanto acquistare il biglietto ma anche convalidarlo tramite scansione, sono attive oltre 60 rivendite diffuse in tutto il territorio comunale e nelle zone servite da Ama, nonché la possibilità di acquistare preventivamente dei carnet contenenti più biglietti. Ama quindi ritiene che vada sì riposta la massima attenzione alle esigenze dell’utenza, ma la stessa attenzione non può mancare quando si rischia di confondere le esigenze di un singolo utente (che, a quanto si legge, ignora o ripudia le regole) con quelle dell’intera collettività, la quale legittimamente pretende un trasporto pubblico adeguato ai tempi, efficiente e moderno”.
LA RISPOSTA ALL’AMA DELL’AVVOCATO MARCO MORI
Quella dell’Ama non è una risposta, ma un vero e proprio delirio.
Se sei un’azienda che deve garantire un servizio pubblico e non sei in grado di accettare il pagamento in contante, cosa che la legge ti proibisce di fare, semplicemente trovi altre strade, ma non certo quella di impedire all’utente di usufruire del servizio pubblico.
In questo caso, all’utente non si può impedire di salire a bordo dell’autobus. E neppure si può procedere con una sanzione, poiché il disservizio non è attribuibile a chi avrebbe dovuto e potuto usufruire del servizio.
Chi amministra l’Ama, dovrebbe sapere che la moneta a corso legale non può essere rifiutata, perché c’è l’obbligo di accettarla, e che non esiste l’obbligo di possedere uno smartphone o un qualsiasi altro strumento per utilizzare qualsivoglia applicazione.
Inoltre, come servizio pubblico hai anche dei doveri di solidarietà che sono costituzionalizzati: in sintesi, fai salire a bordo l’utente e gli dai modo di pagare il servizio che ha utilizzato.
Come si fa, ad esempio, in autostrada, cioè dove è possibile pagare il pedaggio anche successivamente all’effettivo utilizzo.
Mi rendo conto che viviamo in un’epoca in cui ci si innamora con estrema facilità delle (molto presunte) meraviglie di una certa tecnologia in qualsiasi angolo della nostra esistenza, ma ciò non può assolutamente impedire il ragionamento logico.
Che poi è quello che porta a leggi logiche e soprattutto giuste, non ai deliri vestiti da progressismo (penso anche alla famigerata lotta al contante), che, una volta scoperti, si rivelano completamente fuori dalla nostra Costituzione.




