L’AQUILA – ”Se non avremo risposte immediate, entro due o tre gioni, da Regione, Provincia dell’Aquila e Comune, siamo pronti ad adire le vie legali per salvaguardare i dieci dipendenti dell’Accademia dell’Immagine”
Lo ha affermato questa mattina il segretario provinciale della Cgil, Umberto Trasatti, riferendosi ai lavoratori dell’Ente, in cassa integrazione in deroga da oltre tre anni e che mensilmente percepiscono un salaro che va dai 400 ai 500 euro. La cassa integrazione scadrà il 31 dicembre
Trasatti chiede che ”Regione, Provincia e Comune, soci fondatori dell’Accademica dell’immagine, procedano alla nomina del nuovo amministratore unico e del Cda. Solo così si potrà avviare un confronto con l’Istituto sperimentale di cinematografia che si era impegnato a ricollocare tutti i dipendenti. Finora hanno lavorato solo tre persone. Eppure le istituzioni avevano stipulato un accordo con l’Istituto sperimantale di cinematografia che prevedeva, una volta avvenuto il suo insediamento all’Aquila, l’assunzione di tutti i 13 dipendenti dell’Accademia dell’Immagine”.
”Con un nuovo amministratore unico, che prenderà il posto dell’uscente Angelo Tatafiore, il cui incarico è giunto al termine – ha aggiunto Trasatti – ci darà la possibilità di risanare l’Accademia, anche utilizzando il patrimonio immobiliare dello stesso e di predisporre un piano industriale finalizzato al rilancio delle attività”.
Il segretraio provinciale della Cgil è detto offeso, ”perché un anno fa con Regione, Provincia e Comune si era concordato di organizzare degli incontri nel tentativo di trovare una soluzione alla vertenza. Purtroppo, per vari motivi, gli incontri non si sono mai potuti tenere in quanto ogni volta agli appuntamenti era assente sempre uno dei rappresentanti dei tre enti”.
Trasatti ha poi concluso affermando che ”ogni volta protestiamo di questa vicenda, Regione, Provincia e Comune fanno a gara a inviare alla stampa dei comunicati dichiarando il loro interessamento alle vicissitudini di queste dieci persone, ma poi non fanno nulla. Siamo stanchi di aspettare e quindi siamo pronti a rivolgerci al Tribunale”. (s.cas.)





