L’AQUILA – Nella confusione di polvere e macerie che continua a rinviare la ricostruzione dell’Aquila a data da destinarsi non si può fare a meno di segnalare la situazione di quei piccoli, ma preziosissimi, frammenti della città vecchia che a fatica riemergono nella memoria dopo l’orrendo ballo del 6 aprile 2009.

È il caso dell’affresco del 1300 che raffigura San Cristoforo con il Cristo sulle spalle, opera di artista ignoto, sulla parete dell’Abbazia Regia Morronensis, a ridosso di San Pietro a Coppito, uno dei punti più sfigurati del capoluogo abruzzese.

“Si tratta di un’opera di grande valore e significato – spiega ad Abruzzoweb Giovanna Di Matteo, responsabile dell’ufficio Beni culturali della curia arcivescovile dell’Aquila – che testimonia la vicinanza con un incrocio di strade importanti e con una porta. Oltretutto, si trova all’esterno. Questo vuol dire che siamo di fronte al passaggio dalla dimensione terrestre a quella spirituale, San Cristoforo è il santo che ci ‘traghetta’ nei momenti di difficoltà, che porta il Cristo e il peso del mondo sulle spalle”.

“Osservando l’opera, inoltre – continua – sono visibili altre tracce di colore. Potrebbe esserci dell’altro. Andrebbe controllato lo stato dell’intero edificio , cui indubbiamente è legato l’affresco. Proteggerlo non costa molto, vanno evitati i rischi di deterioramento”.

L’affresco, come l’Abbazia, come tutti i gioielli storici e artistici segnati dal sisma è costretto nella fredda solitudine della zona rossa, tra fili elettrici e sporcizia, macerie, pioggia, neve, libertà di sfregiarlo se qualcuno volesse, magari nel cuore della notte, quando è facile infiltrarsi in certi posti per osservare da vicino i resti di un centro storico mai abbastanza tutelato neppure quando tutto era in ordine.

È auspicabile un intervento immediato per mettere al riparo non solo questa, ma tutte le altre meraviglie lasciate senza protezione.