L’AQUILA – Sono al momento 530 le case che il Comune dell’Aquila ha acquisito attraverso il meccanismo dell’abitazione equivalente, che consentiva, ai proprietari di case semidistrutte dal sisma del 6 aprile 2009, di cedere la propria all’amministrazione e acquisirne una nuova, sia fuori che nel territorio comunale dell’Aquila.
L’opzione è stata introdotta per la prima volta dal cosiddetto “decreto Abruzzo”, il 39/2009, poi convertito nella legge 77.
“Una stima di che cosa ce ne faremo? È presto per dirlo”, confessa ad AbruzzoWeb l’assessore comunale alla Ricostruzione Pietro Di Stefano.
“C’è stata la delibera approvata in Consiglio comunale – prosegue – che ci permette, dove non vogliamo ricostruire, di non ricostruire, per esempio dove c’è un addensamento di persone scegliamo di non ricostruire. Altrove, invece, riqualifichiamo”. Il timore non nascosto dall’assessore è tuttavia quello di un calo demografico, per alcune aree.
“Alcune acquisizioni servono a rimodulare il paesaggio, ma talvolta si rischia di lasciare zone non abitate, per questo valutiamo volta per volta il da farsi – precisa – Di certo abbiamo già chiarito che, per esempio, 5 acquisizioni di piazzetta Lauretana andranno rimodulate secondo le esigenze di ricostruzione della piazza, anche con abbattimenti”.
E in alcuni casi, poi, il Comune sceglie anche di favorire l’acquisizione in determinate aree, come il caso di via di Santa Croce.
“Le nostre scelte non devono produrre un calo demografico per aree, un rischio che era determinato dalla scelta del decreto Chiodi del 2011 (il numero 43 firmato da Gianni Chiodi in qualità di commissario per la ricostruzione, ndr). Non voglio fare polemica ora, ma certamente non è stato facile. La mia idea – spiega Di Stefano – era quella di non dare a tutti indiscriminatamente la possibilità di scegliere il passaggio alla abitazione equivalente, e invece è stato così”.
Sul fatto che la scelta di un0abitazione equivalente abbia prodotto una fuga, Di Stefano dissente: “Chi ha fatto questa scelta lo ha fatto soprattutto per i tempi incerti della ricostruzione – sottolinea – Sono casi isolati quelli che hanno scelto di riacquistare a Roma e a Pescara, la maggior parte è rimasta all’Aquila. Il problema è, però, ripeto, che ci sono aree dove questo è avvenuto di più, con il rischio di un calo demografico”.
Dal punto di vista legale l’acquisizione della casa comporta per il Comune, in caso di immobile singolo, anche quello dell’area di terreno su cui insiste. “Quando il Comune acquisisce l’immobile – conferma l’assessore – ne acquisisce anche il terreno. Lo fa sulla base delle stime del mercato immobiliare risalenti al 2009, perché a oggi non esistono stime di mercato di riferimento”.
E sugli oneri di queste acquisizioni, su cui c’è stata polemica, a parlare è la delibera di Giunta 173/2015 a integrazione alla 97/2015. L’amministrazione ha stabilito che “si potrà procedere alla stipula della concessione, a condizione che i soggetti cedenti si facciano carico delle spese notarili derivanti dalla stipula dell’atto, nonché relativamente agli immobili già demoliti, ricostruiti o nuovamente accatastati e assegnati o in via di assegnazione al soggetto cedente, delle ulteriori spese di un nuovo accatastamento e di rassegnazione delle unità immobiliari in questione”.
“Il patrimonio che andrà gestito è certamente comunque tutto a vantaggio del Comune – conclude Di Stefano – e non è come il progetto C.a.s.e., una vera palla al piede. Tutto comunque si definirà tra due anni, chi ci sarà vedrà”.



