L’AQUILA – “Per il progetto L’Aquila Capitale della cultura 2019 ci hanno fatto complimenti e applausi, ma ci vedono come una città debole e senza futuro e questo ha pesato moltissimo sulla nostra bocciatura”.
Così a caldo ad AbruzzoWeb, con un po’ di amarezza, la senatrice del Partito democratico Stefania Pezzopane, presidente del Comitato promotore per la candidatura del capoluogo, commenta l’esclusione dell’Aquila dalla “short list” delle finaliste.
“Gli ultimi giorni sono stati fatali come impatto mediatico – prosegue – Prima la relazione dell’europarlamentare Soren Sondergaard su presunti sprechi nel progetto C.a.s.e.: in molti ci hanno chiesto della situazione degli alloggi antisismici; poi, l’arresto dell’assessore regionale alla Cultura Luigi De Fanis”.
L’Aquila ha poco da rimproverarsi secondo la Pezzopane, che ha cominciato a seguire l’operazione quando ancora era assessore comunale alla Cultura della Giunta Cialente.
“Il Comitato promotore ha lavorato a titolo gratuito e con grande generosità e coinvolgendo tante persone – ricorda – Tutto quello che ci hanno proposto è stato inserito nel progetto. Ci è mancato l’apporto finanziario delle istituzioni, della Regione Abruzzo: altri hanno potuto fare un’azione di marketing gigantesca, anche sulle persone”.
“Abbiamo sempre detto che si concorreva sapendo il rischio e che comunque ne valeva la pena – sostiene la senatrice – Per la prima volta è stato costruito un grande progetto culturale che potrà essere comunque realizzato, faremo grandi cose anche senza il titolo”.
L’Aquila aveva già perso una candidatura, quella per l’Adunata nazionale degli alpini 2014, ma si è rifatta aggiudicandosi quella 2015. “In questo caso, invece, a breve non sarà possibile riprovarci – ammette – Abbiamo comunque costituito una rete delle 21 città candidate per mantenere in piedi un lavoro che non sarà perso, darà suoi frutti”.
A questo punto qual è la favorita? “Penso a Lecce, la città del ministro Massimo Bray. Poi c’è Matera che ha lavorato molto – conclude la Pezzopane – con una legge regionale che stanzia 600 mila euro hanno coinvolto grandi personaggi e consulenti, pagandoli”. Alberto Orsini






