L’AQUILA – “L’Accademia dell’Immagine ha una situazione disastrosa per una gestione pessima e clientelare”.
Così il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, spiega ad AbruzzoWeb i motivi che lo hanno indotto a convocare l’assemblea dei soci per mettere in liquidazione dopo vent’anni l’istituzione culturale, nata nel 1993 su intuizione dell’Oscar Vittorio Storaro e di Gabriele Lucci, che ne è stato lo storico direttore generale.
Un ente che ha sfornato numerosi professionisti che oggi lavorano con successo nel cinema, come Alessandro Palmerini, fonico di recente premiato con il David di Donatello, ma che negli anni ha perso smalto accumulando debiti e andando definitivamente gambe all’aria con il terremoto del 6 aprile 2009, attirandosi inoltre da sempre le critiche di alcuni per essere considerata istituzione troppo vicina alla politica, e in particolare, al centrosinistra.
Dopo il sisma l’attività squisitamente culturale e didattica è stata salvata con l’accordo con il Centro sperimentale di cinema di Roma per l’istituzione di un corso specifico di reportage nel capoluogo di regione.
Un progetto che ha traballato in un paio d’occasioni per il ritardo nell’arrivo dei fondi da parte degli enti e che è stato messo in serissimo pericolo dal Tribunale amministrativo regionale, per il quale gli oltre 500 mila euro di fondi pubblici andavano dati all’Accademia: non è stato fatto perché sarebbero caduti immediatamente preda dei creditori, ma questa scelta politica non è interesse del giudice amministrativo.
Al di là di questo, formalmente l’Accademia dell’Immagine continua ad avere debiti siderali e i soliti creditori già pronti ad arpionare quanto possibile, magari a partire dalla sede di 5 mila metri quadrati a Collemaggio che (una volta ricostruita, oggi è semidistrutta) vale 6 milioni di euro.
La ‘soluzione finale’ della liquidazione che paventa Chiodi va in direzione opposta a quella chiesta dalla politica aquilana e dal personale della nomina di un nuovo consiglio di amministrazione o almeno di un amministratore unico.
Una mossa che ricorda molto quella che sempre Chiodi adottò a fine 2010 per un’altra società superindebitata, Abruzzo Engineering, pure in quel caso in contrasto alla “gestione disastrosa” del passato, anche se in quella vicenda i posti di lavoro in bilico erano 200, non una decina come stavolta.
Il presidente si attirò strali a non finire per la scelta draconiana, e anche ora sono già partiti, in particolare dalla senatrice del Partito democratico Stefania Pezzopane.
La vicenda, tra l’altro, si intreccia con quella della chiusura del reparto di Medicina ospedaliera dell’ospedale San Salvatore del capoluogo, su cui ancora la Pezzopane ha attaccato Chiodi, commissario straordinario del comparto: i temi caldi solleticano i duelli in vista della campagna elettorale per le prossime Regionali.
“Quando dico gestione pessima – rincara il governatore parlando dell’Accademia – oltre al clientelare mi riferisco al fatto che ha determinato una situazione debitoria pesantissima e ingiustificata. Che qualcuno vorrebbe scaricare sulle spalle dei cittadini abruzzesi”.
Alternative, il presidente non ne vede. “Scaricare i debiti clientelari sui cittadini? Aumentare le tasse? Vorrebbe dire legittimare la gestione clientelare e dissipatrice”, spiega, durissimo.
E non regge, secondo Chiodi, l’emergenza occupazionale con 10 posti di lavoro a rischio dopo una cassa integrazione che va avanti già da 4 anni.
“Tutte le gestioni clientelari pubbliche prima o poi si cercano di scaricarne l’onere sui cittadini, la scusa sono i posti di lavoro – sbotta – Ma come sono stati generati, con quali procedure, con quale uguali opportunità?”.
Di qui il finale che sembra già scritto, la liquidazione. E un futuro ancora tutto da scrivere per non perdere competenze nel mondo del cinema e una storia ormai pluridecennale.
Una nuova società o un corso sotto l’egida dell’Ateneo del capoluogo? E che ne sarà del Centro sperimentale di cinema azzoppato dal Tar? Chiodi non si sbilancia, nemmeno su una possibile, futura, nuova partecipazione dell’ente che governa tra i soci.
“Ci lavoriamo. Ma la gestione deve essere sana e trasparente e non mi riferisco solo alle questioni finanziarie”, conclude.
L’AQUILA – “Essendo rimasto sempre e solo il sindaco di Teramo, e non essendosi mai sentito il presidente della Regione”, Gianni Chiodi “si è accanito con fastidio e con disprezzo” sulla città dell’Aquila, “assecondando le più turpi manovre di sciacallaggio”.
Questo il passaggio più duro di una lunga nota del sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, che ha letto l’intervista del governatore a questo giornale e ha deciso di rispondere per le rime nonostante sia ancora fuori città, in ferie fino a domenica.
La ‘goccia’ per Cialente è l’accusa di “gestione clientelare e dissipatrice” rivolta da Chiodi all’Accademia dell’Immagine, della quale ha convocato l’assemblea dei soci per la messa in liquidazione alla luce della pesante situazione debitoria.
“Dimostri oggi stesso in che modo e perché sarebbe stata clientelare la gestione dell’Accademia”, sbotta Cialente, che, poi, scantona anche su altri temi. E accusa direttamente, tornando alle prime settimane dopo il terremoto del 6 aprile 2009.
Secondo Cialente, “la drammatica notte del 5 maggio 2009, egli controfirmò l’ordinanza che io riuscii a far annullare”, quella che “prevedeva il trasferimento di tutti gli uffici pubblici, a eccezione del Comune dell’Aquila, in altre città, oltre a quello di interi reparti ospedalieri nel Teramano, e la deportazione di tutto il personale dipendente”.
Cialente conclude lamentandosi anche per lo slittamento a maggio 2014 delle prossime elezioni regionali: “l’Abruzzo ha decisamente bisogno di voltare pagina”.
LA NOTA COMPLETA
Il presidente Chiodi, ogniqualvolta parla dell’Aquila e delle sue realtà, vomita insulti e luoghi comuni dei quali, francamente, sono stufo.
Abbia rispetto quando parla della nostra città, oppure giustifichi e provi le dichiarazioni che ha rilasciato al giornale on line AbruzzoWeb.
Dimostri il presidente, oggi stesso, in che modo e perché sarebbe stata clientelare la gestione dell’Accademia dell’Immagine, realtà di autentica e comprovata eccellenza, il cui livello culturale e innovativo probabilmente egli non riesce a comprendere.
La storia di questa istituzione è limpida. Non ha nulla di diverso rispetto all’Istituto Braga di Teramo, conservatorio privato che vede l’assessore regionale Di Dalmazio nel Cda, che ha sempre ricevuto ricche sovvenzioni pubbliche, ultima delle quali, in ordine di tempo, è rappresentata dallo stanziamento aggiuntivo di 1 milione di euro da parte della Giunta regionale nella primavera scorsa, stanziamento che risolverebbe ampiamente tutti i problemi dell’Accademia che invece, dal 2009, non riceve invece alcun finanziamento, dal momento che la Regione ha deciso di completare la distruzione iniziata dal terremoto.
Mi fa piacere comunque che i soldi dei contribuenti siano andati a questo istituto, così come che vengano destinati ad altre istituzioni culturali abruzzesi, perché, a mio avviso, e in questo dissento completamente da Chiodi, la cultura rappresenta il substrato su cui si fonda il futuro di una comunità e dei suoi giovani.
La città dell’Aquila punta sull’alta formazione e l’Accademia dell’Immagine, se non ci fosse stato il sisma, avrebbe tranquillamente proseguito la sua attività, qualificandola anzi ulteriormente, nonostante l’atteggiamento della Regione. Per questo il capoluogo d’Abruzzo non può farsela scippare.
Chiodi, grazie anche all’inconsistenza politica dei consiglieri regionali aquilani di centrodestra, ha provocato danni incalcolabili alla nostra città, verso cui, essendo rimasto sempre e solo il sindaco di Teramo, e non essendosi mai sentito il presidente della Regione, si è accanito con fastidio e con disprezzo, assecondando le più turpi manovre di sciacallaggio. Sì, di sciacallaggio.
In questi anni, nell’interesse degli aquilani e di tutti gli abruzzesi, ho sempre cercato di evitare polemiche troppo aspre nei confronti della figura istituzionale del presidente, cercando sempre una forma di collaborazione, ma non sono mai riuscito a dimenticare che, con il suo consenso e con la condivisione, come prevedeva la legge, la drammatica notte del 5 maggio 2009, egli controfirmò l’ordinanza che io riuscii a far annullare, sempre nel corso di quella drammatica notte, solo dopo uno scontro durissimo con Bertolaso e con Gianni Letta, che lo possono testimoniare.
Ordinanza che, come poi ho ricostruito, fu fortemente voluta e imposta alla Protezione civile da esponenti di spicco del centrodestra in Abruzzo, con la quale si prevedeva il trasferimento di tutti gli uffici pubblici, a eccezione del Comune dell’Aquila, in altre città, oltre a quello di interi reparti ospedalieri nel Teramano, e la deportazione di tutto il personale dipendente, soprattutto quello con abitazione classificata E.
Ora basta! Chiodi impari a rispettare la città e i lavoratori e cominci a trovare un minimo di coraggio.
Ricordo che, se i dipendenti di Abruzzo Engineering stanno lavorando, esprimendo tutte le loro elevate competenze che gli riconosce tutto il Paese, lo si deve al sottoscritto a non certo a lui, specialista nello schivare i problemi.
Spero dunque che capisca, finalmente e una buona volta, la differenza tra un politico, un amministratore e uno sciatore che fa lo slalom. I problemi non si schivano, si affrontano con coraggio, ma, si sa, il coraggio non è in vendita, ce l’hai o non ce l’hai.
In attesa, dunque, di sapere dal presidente cosa ci sia stato di opaco e clientelare nella gestione dell’Accademia dell’Immagine, mentre la città è pronta a sostenere una battaglia per salvare questa eccellenza, mi rammarico per il fatto che, in questa Regione, sulla base del parere favorevole del Viminale, è possibile andare al rinnovo della Giunta e del Consiglio regionali con tanto ritardo, poiché l’Abruzzo ha decisamente bisogno di voltare pagina.
ARCIGAY: “LA CULTURA SEMPRE LA PRIMA A PAGARE”
“L’associazione per i diritti civili ‘Arcigay Massimo Consoli L’Aquila’ si unisce all’appello di tutte le realtà culturali e sociali che intendono opporsi con determinazione alla chiusura dell’Accademia Internazionale per le Arti e le Scienze dell’Immagine”.
Lo scrive in una nota il segretario dell’associazione, Leonardo Dongiovanni.
“È intollerabile che in un Paese che voglia dirsi civile, ogniqualvolta l’impietosa e afasica scure della macchina amministrativa intenda fare delle scelte di carattere economico – afferma – la prima a pagarne le spese sia sempre e comunque la cultura artistica, brillante e irrinunciabile testimone delle nostre radici ed avanguardia del nostro avvenire”.
Per Dongiovanni, “nessun bilancio e nessuna valutazione opportunistica devono permetterci di mettere in dubbio la nostra identità, affinché sia la stessa forza prorompente della cultura a traghettarci verso un domani all’insegna della pace tra le minoranze, specie in una città come L’Aquila, candidata a essere Capitale europea della cultura per il 2019 e già brutalmente sfigurata dall’evento sismico di quattro anni fa”.
“Gli enti preposti e i politici non si tirino indietro, siano d’esempio alla cittadinanza assumendosi le responsabilità delle loro omissioni, affinché non sia l’esistenza delle generazioni future a doverne pagare per l’ennesima volta il prezzo”, conclude.






