PESCARA – Gli abruzzesi sono troppo “ciccioni”: quasi 5 persone adulte su 10, secondo le statistiche, sono in sovrappeso.

È quanto emerge in occasione dell’obesity day. Le cause? Scarsa conoscenza del cibo e mancanza di cultura alimentare, dal punto di vista non medico; mancanza di centri di nutrizione sia negli ospedali che nei distretti periferici, in ambito sanitario.

Il presidente del corso di laurea in Dietistica e direttore dell’unità operativa di Nutrizione umana e clinica dell’Università D’Annunzio, Nicolantonio D’Orazio, riassume così le criticità.

 “Oltre alla cultura dell’abbondanza, presente un po’ in tutte le regioni del Sud – spiega l’esperto – in Abruzzo c’è una scarsissima conoscenza del cibo e delle sue proprietà e una vera e propria ignoranza sull’alimentazione. A questo si aggiungono una scarsa cultura della nutrizione e la poca attenzione a stile di vita ed attività fisica”.

“La questione, in ogni caso – sottolinea – va affrontata sotto diversi aspetti, perché non dimentichiamo che l’obeso, come l’anoressico e il bulimico, presenta problemi dal punto di vista psicodinamico”.

All’origine dell’eccesso di peso degli abruzzesi, secondo il presidente, c’è anche la mancanza di centri preposti.

“Quello dell’obesita – evidenzia D’Orazio – è un problema interdisciplinare complesso e in Abruzzo mancano strutture dedicate. A differenza di altre città, mancano i servizi di nutrizione umana e clinica. Non possiamo occuparci di questi problemi solo quando c’è l’Obesity day o iniziative analoghe”.

“Al cittadino dobbiamo dare ambulatori di nutrizione”, conclude.

I CUOCHI: “MA LA BUONA TAVOLA NON C’ENTRA”

Ma la colpa di questi numeri non è dei ‘masterchef’, come dice apertamente Lorenzo Pace, presidente provinciale pescarese dell’Associazione Cuochi.

“Non si cucina più in modo sano – dice – e nelle case entra tutto quello che mette in commercio la grande distribuzione, in maniera acritica. Non si ricercano più i prodotti nostrani e quindi anche se in questa regione non si mangia ‘male’, anzi, finisce che il mercato ‘vince’ sulla cultura”.

Per Pace, poi, il sovrappeso dei bambini è un fenomeno preoccupante “perché é il segnale che si è perso il contatto con l’ambiente circostante: una volta in Abruzzo c’era il legame con la campagna anche se stavi in città, poi andavi a giocare a pallone per ore per strada e quindi facevi attività fisica ‘sana. Oggi tv e computer e merendine hanno stravolto tutto”.

Che fare quindi? “Facile – chiude il capo dell’Assocuochi di Pescara – evitare di seppellirsi la domenica nei centri commerciali e portare i figli nelle aziende agricole e imparare a mangiare in modo sano”.

IL COMICO: “MANGIAMO DA ‘FEROCI’ PERCHE’ SIAMO EX POVERI”

Una Regione di ‘ciccioni’? “È tutta colpa del porco…”. N’duccio, alias Germano D’Aurelio, popolare showman abruzzese, ma anche assessore al comune di Montesilvano (Pescara), prima se la cava con l’inevitabile battuta, poi facendosi serio ribatte che “è vero, in Abruzzo siamo abituati a mangiare ‘feroci’, ma è perché siamo un popolo di ex poveri”.

“In Abruzzo – prosegue N’duccio – quando sei magro ti dicono che sei ‘sciupato’, o no? Quindi se nell’abbondanza sta la salute, non si butta via niente, come con il maiale…”.

“A questo, lo dico seriamente ora, si aggiunga una cultura alimentare basata sulla carne, sull’olio, sul ‘mettere da parte’, con una società dove non si fatica più, cioé non si consuma”, conclude.