L’AQUILA – Una maggiore qualità degli alimenti, a discapito delle offerte e del low cost. È questo il trend registrato in Abruzzo per quanto riguarda la spesa del cenone di Natale.

In questi giorni, infatti, tutti gli abruzzesi e non solo, si riuniscono attorno a tavolate imbadite delle leccornie e delle gozzoviglie tipiche del pasto più importante dell’anno ma, al contrario degli anni precedenti, sembra proprio che saranno i prodotti di alta qualità e molto spesso biologici, ad essere protagonisti.

Un dato che emerge da un’indagine condotta da AbruzzoWeb, condotta su un campione di supermercati distribuiti in tutto il territorio abruzzese e che, secondo cui non sono più solo soprattutto i prodotti in offerta, i preferiti di chi, all’insegna dell’oculatezza, ha comunque preferito passare in famiglia la serata del 24 dicembre.

Nel capoluogo, anche in base a quanto dichiara il presidente provinciale Fida Confcommercio Angelo Liberati, la spesa per queste festività 2015 ha visto per esempio “un leggero incremento, anche del 2,5 o 3 per cento, rispetto a quella degli anni scorsi”.

“Non solo si è tornati all’idea di ‘regalo’, laddove per regalo si fa riferimento ai tipici cesti natalizi e alle valigette comprensive di prodotti natalizi – spiega – ma sembra che, anche rispetto ai primi anni di crisi economica, i consumi in generale si stiano risvegliando e che pian piano si stiano accostando quell’etica del biologico e del ‘mangiar sano’ che si erano persi con la corsa al low cost e la continua ricerca dell’offerta”.

Contitolare con il fratello Gianfranco dello storico supermercato del Torrione Conad, Liberati parla infatti di una tendenza degli aquilani ad acquistare sempre di più prodotti di nicchia, accanto a quelli industriali e di marca, sempre più spesso in offerta.

“L’alimento in offerta c’è sempre – aggiunge in tal senso – ma è ora affiancato da articoli nostrani di alta qualità che, in barba alla crisi, i clienti hanno dimostrato di non disdegnare assolutamente. Quest’anno, per esempio, l’agnello d’Abruzzo è andato per la maggiore, o anche il nostro torrone di produzione propria ha riscosso molto successo in città e, tramite il passaparola, ha ricevuto addirittura i consensi della comunità e di alcune autorità politiche”.

Un segnale fiducioso, quindi, per gli operatori del settore alimentare che, sempre secondo Liberati fa quindi “ben sperare per gli anni a venire, in un ottica soprattutto locale e orientata alla territorialità”.

Della stessa idea anche Francesco Petruzziello, titolare di due supermercati analoghi a Tollo e Francavilla, nel Chietino, che parla “di spesa oculata e orientata ai prodotti di nicchia da parte dei clienti”.

“Per gli acquisti, la maggior parte della gente si è ridotta all’ultimo minuto – dice a questo giornale – ma posso affermare con certezza che sono stati gli alimenti di qualità, a prezzi abbastanza accessibili, ad andare per la maggiore”.

Generi di alimentari orientati al localismo e alla territorialità, dai dolci tipici ai salumi nostrani, quelli quindi preferiti dai chietini che “senza spendere un patrimonio, quest’anno metteranno in tavola pietanze dalle proprietà più elevate rispetto agli anni scorsi e meno orientata al low cost”.

Stesso trend, inoltre, nel Teramano. Questo almeno secondo quanto afferma Loredana Di Sante, titolare di due punti vendita Conad a Pineto e a Atri, per cui “quest’anno a vincere è stata sicuramente l’originalità”.

Prodotti di nicchia, ricercati e non banali, i prodotti infatti andati a ruba nei suoi supermercati, con particolare attenzione per le specialità locali.

“A fronte di un calo dell’acquisto di prodotti come pandoro e panettone industriali – sottolinea – Sono stati i nostri dolci di produzione interna ad andare per la maggiore. A questi si aggiungono poi una serie di specialità, dai salumi abruzzesi, ai formaggi piemontesi passando anche per il pecorino di Farindola o la pasta Cocco, che hanno riscosso davvero un gran successo, quest’ultima anche e soprattutto perché inserita nelle tante confezioni regalo vendute negli ultimi giorni”.

Nulli, infine, i dati pervenuti a questo giornale per quanto riguarda la provincia di Pescara, la Marsica e le zone limitrofe alla città di Sulmona. Come avvenuto anche lo scorso anno, la maggior parte degli operatori commerciali, molto probabilmente perchè troppo presi dagli affari e dal “tran tran” delle feste in maniera molto più incalzante rispetto al resto della regione, ha infatti preferito non rilasciare alcuna intervista.

Quel che è emerge è, in ogni caso, ritorno alla prima scelta che fa ben sperare per una ripresa generale rispetto alla crisi già nei prossimi anni. Fino al 2014, infatti, le festività natalizie degli abruzzesi erano sempre state all’insegna del low cost e del risparmio, mentre le scelte di quest’anno sono completamente diverse, soprattutto perché orientate alla territorialità, oltre che alla buona qualità dei singoli prodotti.