L’AQUILA – Nonostante l’ipotesi di un governo tecnico guidato dall’ex commissario europeo Mario Monti abbia allontanato di qualche mese lo spauracchio dello scioglimento delle Camere e del voto anticipato, i partiti sono in fibrillazione per riempire le caselle dei posti utili per un seggio sicuro al Parlamento.
Se si dovesse andare alle urne di nuovo con l’attuale legge elettorale, il cosiddetto “Porcellum” fatto di liste bloccate senza possibilità di esprimere la preferenza, molto conteranno gli “agganci” a Roma dei singoli aspiranti che puntano a vincere la concorrenza interna per conquistare uno scranno da onorevole o da senatore.
Nel Terzo polo, per esempio, c’è già un grande affollamento, anche in considerazione del fatto che i partiti che lo compongono, Udc, Fli, Api ed Mpa, sono dati in ascesa dopo la crisi dell’Esecutivo del premier, Silvio Berlusconi, e che l’unico posto conquistato nel 2008 è occupato da un non abruzzese, l’ex Forza Italia Ferdinando Adornato che diede un grosso dispiacere al primo dei non eletti, il marsicano Rodolfo De Laurentiis, poi ricompensato con un posto nel consiglio di amministrazione della Rai.
L’ultimo sondaggio, fatto dalla società Ispo per la trasmissione televisiva Porta a porta, assegna al Terzo polo il 13 per cento circa, utile per superare lo sbarramento sia alla Camera (anche in coalizione) sia al Senato (con l’obbligo di fare, però, un’unica lista): un bottino ghiotto che, se replicato in Abruzzo, potrebbe riservare due seggi da deputato e uno per Palazzo Madama.
In pole position rimane sempre De Laurentiis, proprio per il torto subìto da Adornato che optò per il seggio abruzzese quando l’uomo Rai già si immaginava con un piede dentro Montecitorio. Gli altri, però, non stanno a guardare: è il caso del capogruppo Udc in Consiglio regionale, Antonio Menna, politico di lungo corso, che, dopo un’iniziale simpatia con la maggioranza di centrodestra che governa all’Emiciclo, ha sposato in pieno il posizionamento all’opposizione deciso a livello nazionale.
Identica scelta fatta da Licio Di Biase, presidente dimissionario del Consiglio comunale di Pescara, che, fiutata l’aria, ha mollato il pur remunerativo posto per giocarsi la partita.
Tra gli emergenti c’è il presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, anche lui della Vela, che potrebbe decidere di trasferirsi a Roma per evitare che le frizioni elettorali sfascino la sua maggioranza, composta da ben 12 consiglieri del Popolo della libertà.
Sia Menna che Di Giuseppantonio, però, scontano la presenza sul loro stesso territorio di altri due big del Terzo polo: il vice coordinatore nazionale di Futuro e libertà, l’onorevole Daniele Toto, e Bruno Evangelista, portavoce regionale dell’Alleanza per l’Italia. Mentre per il primo la scelta finiana della prima ora lo lancia tra i papabili alla riconferma, per il secondo potrebbero esserci dei problemi a conquistare un posto al sole.
All’Aquila circola con insistenza il nome di Sergio Tiberti, professore di Igiene presso l’ateneo locale, capo dell’opposizione al rettore Ferdinando di Orio, con il quale ha in corso una dura battaglia processuale fatta di denunce ed esposti, che gode di ottime referenze presso i vertici nazionali dell’Udc.
Sempre nel capoluogo gira la voce che l’ex sindaco Biagio Tempesta abbia tentato un approccio direttamente con il vice presidente nazionale di Fli, il deputato Italo Bocchino, per accreditarsi come uomo forte dei finiani sul territorio, scatenando qualche irritazione tra i rappresentanti provinciali e comunali del partito. Negli anni scorsi Tempesta si dimise più volte da sindaco dell’Aquila per scalare una candidatura con Forza Italia, ma senza successo, ora potrebbe riprovarci.
Su Teramo ci sono il capogruppo in Regione Abruzzo di Fli, Berardo Rabbuffo, e il collega di partito Paolo Albi, già candidato del centrosinistra contro il sindaco in carica, Maurizio Brucchi, dopo esserne stato collega di maggioranza ai tempi in cui il governatore, Gianni Chiodi, era primo cittadino.
Per tornare all’Udc, ha avuto una decisa eco l’annuncio di volersi candidare al Senato di Lucio Gaspari, figlio dello scomparso pluri-ministro Remo, storico leader democristiano abruzzese.
In casa Api, oltre a Evangelista, c’è il capogruppo e presidente regionale Gino Milano, che siede anche nel Consiglio comunale di Avezzano (L’Aquila) che ha preso il sopravvento tra i rutelliani dopo le disavventure giudiziarie di Marino Roselli, l’architetto di Spoltore (Pescara) ex Margherita e Pd, re delle preferenze alle elezioni del 2006 che portarono al palazzo dell’Emiciclo il centrosinistra e Ottaviano Del Turco.
Fuori dai giochi il Movimento per le autonomie, partito che in Abruzzo coincide con il suo leader, il vice presidente del Consiglio regionale Giorgio De Matteis, in trattativa da mesi per fare il candidato sindaco dell’Aquila per conto del centrodestra, che proprio per questo motivo si è defilato dal progetto centrista sostenuto dal governatore siciliano Raffaele Lombardo, tanto che il gruppo consiliare che fa riferimento a lui nel capoluogo si chiama “Mpa per il Pdl”, segno tangibile del percorso che ha in mente.
In questo gioco di strategie, però, si inserisce anche il commissario dell’Udc inviato da Roma, il laziale Armando Dionisi, inquilino di Montecitorio, che se dovesse trovarsi bene in Abruzzo potrebbe decidere di chiederlo al segretario nazionale, Lorenzo Cesa, quale collegio elettorale di riferimento, giocando a tutti lo stesso scherzo che fece tre anni e mezzo fa Adornato.





