L’AQUILA – Insignito della medaglia Aprutium, che il Consiglio regionale attribuisce ad abruzzesi illustri che abbiano portato alto il nome della regione in Italia e nel mondo, commemorato e osannato dall’intera comunità in occasione della sua recente dipartita, Sergio Marchionne sembra già essere stato dimenticato dal suo Abruzzo.

Al Duomo di Torino, dove nei giorni scorsi si è celebrata una funzione religiosa di commemorazione del manager di origini teatine che si è spento il 25 luglio scorso, non ha infatti presenziato neppure un rappresentante istituzionale della Regione Abruzzo.

C’erano tutti i parenti abruzzesi e tanti big della politica, dell’economia, della finanza, e del mondo del calcio, tranne la politica regionale.

Nel giorno del saluto a Marchionne, oltre 2.000 persone hanno partecipato alla messa celebrata dall’arcivescovo Cesare Nosiglia: accanto alla compagna Manuela e ai familiari arrivati dall’Abruzzo, gli ex premier Mario Monti e Matteo Renzi, manager, rappresentanti delle istituzioni e dello sport, centinaia di operai, in divisa, da Maranello e da tutti gli stabilimenti italiani di Fca e Cnh, sindacalisti ma nessun rappresentante della Cgil e della Fiom.

Per il governo era presente solo il prefetto di Torino Renato Saccone. C’erano il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, la sindaca di Torino Chiara Appendino, il comandante generale dei Carabinieri, Giovanni Nistri, il questore di Torino, Francesco Messina.

Non c’erano, al contrario, il presidente della Regione Abruzzo e quello del Consiglio regionale. E neppure il gonfalone della Regione.