L’AQUILA – “Ci sono crisi industriali dappertutto, non solo in Abruzzo. Sarà un’estate caldissima, ma al di là di questo serve un’azione decisa del ministero dell’Industria, ma soprattutto del ministero del Tesoro, come si fa in Europa e nel resto del mondo”.

L’Abruzzo sembra non togliersi più dalle secche drammatiche della deindustrializzazione, vedi rischi di esuberi e licenziamenti di massa alla Dayco di Chieti e alla Honeywell di Atessa (Chieti), in un Paese, l’Italia, che continua a perdere interi pezzi di grandi e medie industrie, per non parlare delle piccole e medie imprese ormai al tracollo.

Per Giulio Sapelli, professore ordinario di Storia economica presso l’Università degli Studi di Milano, è arrivata l’ora di “aprire una politica di regolamentazione e di confronto con gli investitori stranieri, marcarli quotidianamente. Così, quando arriva una crisi, sai come intervenire”.

Nel caso dell’Abruzzo, poi, Sapelli afferma che “un tempo questa regione aveva una classe politica che la rappresentava bene, grandi personaggi come Remo Gaspari che tenevano il rapporto centro-periferia pensando soprattutto al territorio. E con la scomparsa dei grandi partiti, che erano le ‘potenze unificanti’, non c’è più una politica economica. La politica economica ha bisogno di una politica, questa è la verità”.

“In Francia, almeno – prosegue il professore – i ministri ‘presidiano’, non lascerebbero deindustrializzare come sta avvenendo in Italia, quindi anche in Abruzzo”.

“È un caso che Renzi ed altri si siano ‘improvvisamente’ svegliati su temi come il Fiscal compact, affermando, adesso, non prima, che non è una buona idea? – si domanda poi Sapelli – No, non è un caso, perché in realtà hanno paura. Credo che siano consapevoli della crisi industriale che si avvicina sempre di più. Non ci si può aggrappare solo ai buoni ‘rimbalzi’, dovuti all’importazione nei mercati di nicchia, visto che il mercato interno è in via di distruzione totale”.

“Le forze sindacali, gli imprenditori, devono mettersi insieme per ‘forzare’ e pretendere l’intervento del pubblico. Senza il fiscal compact, che è da sempre una stupidaggine. Gli scenari potrebbero essere due, se le cose non cambieranno in meglio: uno è quello dei grandi scontri sociali, e c’è da augurarselo, perché l’altro è la microcriminalità, cioè gente che finirà per commettere atti di disperazione”, conclude.