L’AQUILA – È solo per una semplice casualità che l’imprenditore aquilano Mauro Zingarelli non è rimasto bloccato in Libia, dove sono in corso violenti scontri che hanno già provocato centinaia di morti.
Zingarelli è rappresentante dell’azienda di trading-import export “World service”, gestita dal figlio Vittorio, e da quattro anni nel paese nordafricano.
“Ho vissuto due anni a Bengasi e gli ultimi due a Tripoli – spiega – dove ho casa e ufficio. Sarei dovuto partire prima venerdì e poi lunedì scorso, ma per una serie di casualità sono rimasto in Italia e, ovviamente non sono tornato. Proprio la settimana scorsa sono stati qui degli ispettori libici che hanno esaminato un grosso carico destinato all’Enel libica che attualmente è bloccato a Malta”.
Sull’attuale momento che sta vivendo il paese africano Zingarelli, che ha avuto modo di confrontarsi con diversi amici che vivono a Tripoli ha dichiarato che “attualmente, da quello che ho capito, c’è il caos totale. Il mio ufficio e la mia casa sono in una zona un po’ periferica rispetto al centro e attualmente non ci sono stati problemi, ma sono preoccupato per la mia segretaria ed il mio collaboratore. Vorrei riuscire a farli venire in Italia ma per il momento riuscire a prendere un aereo è una vera impresa, considerata la mole di gente che vuole andare via”
“Le comunicazioni – aggiunge – sono comunque molto difficili. Sia le reti internet che quelle telefoniche funzionano a singhiozzo e non riesco a comunicare come vorrei con le persone che sono lì in quel momento”.
“Credo che non sia un caso che la rivolta sia partita dalla Cirenaica che è la zona del paese da sempre meno sviluppata. Nonostante tutto, comunque, posso dire che il popolo libico non è fatto di guerriglieri o guerrafondai e li livello medio della vita non è così basso come si può pensare o come dicono alcuni media. Il costo della benzina è molto basso, così come quell’elettricità. Ci sono più auto di grossa cilindrata in centro a Tripoli, e parlo di Ferrari e Porsche, che a Milano e Roma messe insieme”.
“Il grande errore che è stato commesso da Gheddafi è stato quello di sparare sulla folla. In quel modo si è attivata una spirale di violenza e rivolte che adesso è difficile controllare. Già quando vi furono degli scontri davanti il consolato italiano, qualche anno fa, l’esercito ha soffocato la rivolta sparando sulla gente”.
La sommossa, inoltre, potrebbe avere ripercussioni anche per l’economia italiana e le imprese che operano in Libia: “Non bisogna dimenticare che l’Italia è il primo partner economico della Libia, vi operano molti imprenditori che hanno fatto grandi sacrifici, anche guadagnando per carità, ma comunque investendo tanto, sia in termini economici sia in termini di vita privata. Io stesso vivo in Libia otto mesi l’anno per seguire direttamente tutte le faccende personalmente”.
Sulle previsioni di un possibile ritorno in Libia Mauro Zingarelli non si è sbilanciato, auspicando comunque una soluzione pacifica della rivolta: “Volevo partire già in settimana ma non me lo hanno permesso. E poi i miei familiari sarebbero continuamente in ansia. Spero che con il dialogo si riesca a risolvere tutto. Penso che il figlio del colonnello Gheddafi, Saif Al Islam, possa intervenire per riportare la calma. Tra tutti i figli è quello che mi pare abbia più seguito e sia apprezzato dalla popolazione ed è con lui che credo che si possa giungere ad un compromesso. Magari attraverso una successione che porti al governo lo stesso Saif Al Islam, che possa riappacificare il paese. Altrimenti il rischio è che si arrivi davvero a una guerra civile”.
“Appena potrò – conclude l’imprenditore aquilano – tornerò comunque in Libia”.






