L’AQUILA – Alla fine, il terrore ha lasciato il posto a un qualcosa che si avvicina alla pur sudatissima e non completa serenità.
La scure dei tagli, epocali, della finanziaria imposti al governo dalla tempesta della crisi economica che sta imperversando in tutto il mondo, ha sfiorato le quattro province abruzzesi, lasciandole salve: in un angolo, ma salve.
Gli enti, in particolare le province con una popolazione sotto le 300 mila unità, sono state puntate, colpite e affondate. Dalle prossime elezioni, per loro non ci sarà futuro, o meglio, sarà un futuro completamente diverso dal solito.
Ecco allora che l’Abruzzo resta a galla grazie ai numeri di abitanti per provincia: L’Aquila, la più piccola delle sorelle, ne ha 309.264.
Nubi, consistenti, minacciose, si addensano invece sul futuro di comuni e consiglieri regionali. Nella manovra sono infatti previste alcune significative riduzioni e accorpamenti per quelle realtà comunali al di sotto di mille anime: Corfinio (L’Aquila), di anime ne ha 997, o Carapelle Calvisio, 95, e in totale i comuni con meno di mille abitanti sono 103.
Sarebbe una svolta da ricordare, ma si dovrà capire quanto i tagli e accorpamenti gioveranno in soldoni all’economia nazionale.
Quando si parla di crisi dei mercati, infatti, sarebbe il caso di dire che il mercato è una conseguenza di scelte di cui le persone non sanno nulla fino alla loro esposizione su vasta scala; questo non significa che i governi nazionali e locali debbano essere costretti a prendere in mano la forbice per eliminare i rami secchi, perché non sempre i rami minacciati sono secchi e non sempre l’acqua dell’economia ‘virtuosa’, in realtà un’economia per pochi e con pochi effetti benefici sulle comunità, disseta a dovere.
Quindi, in estrema sintesi, il ‘credo’ dell’economia che costringe le nazioni a spremere l’olio dai sassi andrebbe rivisto in tutto e per tutto.






