L’AQUILA – “I soldi per ricostruire L’Aquila ci sono, possono essere trovati adesso, senza aspettare. Io so come farlo”.

Non ha dubbi Warren Mosler, uno dei guru dell’economia più importanti del mondo, all’Aquila il prossimo 11 novembre all’auditorium del Parco del Castello insieme al giornalista Paolo Barnard nel convegno organizzato da AbruzzoWeb, nello spiegare il suo piano finanziario per salvare le sorti della città martoriata dal sisma del 6 aprile 2009.

Mosler è economista di fama internazionale, padre della Mosler Economics – Modern Money Theory, teoria monetaria moderna, ‘figlio’ della scuola keynesiana, fondatore del Center of full employment and price stability (Centro per la piena occupazione e per la stabilità dei prezzi) all’università Missouri-Kansas City, patron della Mosler Automotive, casa produttrice di automobili da corsa.

L’ex banchiere e speculatore finanziario ‘convertito’ alla piena occupazione e al pieno stato sociale da tempo ha messo a punto un grande progetto di ingegneria finanziaria, non di economia spicciola, per reperire immediatamente i fondi che servono alla ricostruzione del capoluogo abruzzese.

Lo scorso giugno il professore statunitense è stato in Italia per presentare la sua soluzione al dipartimento del Tesoro del ministero dell’Economia, a Roma, in un incontro con lo staff tecnico del vice ministro Stefano Fassina guidato da Massimo D’Antoni.

Con Mosler c’erano il sindaco del capoluogo abruzzese, Massimo Cialente, l’ex deputato Giovanni Lolli e il già citato Barnard, che ha portato i post-keynesiani e la Me-Mmt in Italia e che all’Aquila e per L’Aquila ha fatto incontri e convegni. In questo ‘filone’, lo scorso gennaio l’economista Mathew Forstater ha portato in città una proposta di creazione di una moneta tutta aquilana, il ‘Nido’.

La soluzione tirata fuori da Mosler “non intaccherebbe minimamente le casse, già precarie, dello Stato italiano e non disturberebbe il ‘gigante’ dell’Unione Europea, quello che non ammette lo sforamento del 3 per cento del rapporto deficit/pil”, assicura.

“La strategia – spiega – consiste nel versare allo Stato italiano l’Iva anticipatamente, fino a 10 anni di anticipo, esattamente la cifra che serve alla ricostruzione dell’Aquila. Chi versa riceve in cambio dei crediti d’imposta governativi che permetterebbero di annullare le future tasse per somme identiche”, spiega Mosler in un’intervista ad AbruzzoWeb anticipando alcuni dei temi del convegno.

Ma la proposta è stata bocciata dal ministero. Una risposta definita “sconcertante” dallo stesso Mosler e che ha lasciato tutti perplessi, “perché ha messo in evidenza lo stato di sudditanza dell’Italia nei confronti dell’onnipotente Unione Europea che detta legge nell’Eurozona, oltre al terrorismo psicologico di cui è vittima l’Italia quando c’è di mezzo il tetto massimo del 3 per cento del deficit”, regola ferrea della stessa Unione Europea che a giugno, per bocca dell’europarlamentare Ingeborg Grassle, componente dell’ufficio di presidenza del gruppo Ppe, ha detto in faccia ai rappresentanti dell’Aquila terremotata in audizione a Bruxelles “è un problema vostro”.

Professor Mosler, quali sono state le motivazioni che hanno impedito alle sue proposte di essere accettate?

Avevamo stilato proposte prima dell’incontro di Roma, in un incontro in forma privata con Paolo (Barnard, ndr) e il sindaco Cialente. Le nostre soluzioni, però, sono state rifiutate sia politicamente che dal punto di vista tattico. Ci hanno detto che ogni soldo trovato è parte integrante del debito pubblico dello Stato italiano. Tuttavia, con la prima proposta avrei potuto organizzare e realizzare un progetto per L’Aquila con un bassissimo tasso di interesse, ma sarebbe stato comunque incluso nel debito nazionale italiano e nel tetto massimo del 3 per cento. Abbiamo dovuto cambiare strada, avanzando una seconda ipotesi.

La spieghi.

Intanto voglio dire che ero convinto che sarebbe stata accettata, cosa purtroppo non accaduta. Consiste nel permettere a privati e alle grandi aziende di versare volontariamente l’Iva in anticipo fino a10 anni. E lo Stato darebbe in cambio tassi di interesse molto vantaggiosi vincolando quelle cifre per quel decennio. Il tasso di interesse implicito sarebbe più basso di quanto l’Italia paga adesso per i bond a dieci anni. Molto vantaggioso per lo Stato, ma anche per gli investitori perché non implica rischi di default. Per le aziende significherebbe avere un credito con lo Stato, che può essere usato per pagare le tasse dei dieci anni a venire, perciò lo Stato non dovrà ridare nulla indietro, quindi non c’è il rischio di perdere quei soldi. Inoltre non si tratterebbe neppure di debito per il governo, perché l’andamento delle tasse dipende direttamente da esso che nell’arco di dieci anni potrebbe aumentarle o ridurle. Più tasse adesso per diminuirle poi in futuro.

L’Aquila come si inserisce in questo progetto?

I soldi necessari alla città, ovvero circa 6 miliardi di euro, arrivano esattamente dal versamento volontario dell’Iva delle grandi aziende. Bisognerebbe indire un’asta per poter entrare a far parte del progetto, allora le grandi aziende sarebbero in competizione e di conseguenza si otterrebbero tutti i soldi senza gravare sui conti dello Stato.

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Lei ha avuto modo di conoscere il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente. Come si è comportato secondo lei all’incontro di Roma?

È estremamente professionale, ha uno spiccato senso della logica che ha perfettamente applicato alla situazione. A Roma ha fatto davvero del suo meglio. Al convegno all’Aquila ci sarà anche lui, ma spero che vi prenderanno parte anche altri importanti rappresentanti politici locali e regionali, perché L’Aquila non deve essere solo una priorità del sindaco e di pochi altri. Qui servono tutte le forze in campo. In attesa che si sveglino quelle nazionali.

In questa prospettiva, allora, qual è il motivo, o quali sono i motivi, per cui le proposte non sono state accettate?

Non saprei. Su quelle basi all’Unione Europea conveniva accettare, altrimenti sarebbe stata chiara la volontà di punire l’Italia. E in effetti, l’Italia è stata punita.

Perché l’Italia dovrebbe essere punita dall’Europa?

Credo esista una percezione politica secondo cui l’Italia sia vista come un Paese con un grande deficit, un governo corrotto, una tassazione molto alta, corruzione dilagante e di conseguenza non può essere premiata a causa di questo tipo di comportamenti. È pur vero che, guardando ai fatti concretamente, non c’è grande differenza nelle altre parti del mondo, è un po’ così quasi ovunque ma a livelli differenti.

Per quale motivo a Roma non si è considerata l’opzione del factoring, avanzata dallo staff di Cialente? Si tratta di una ‘costola’ delle sue proposte.

L’opzione factoring non è stata accettata perché semplicemente non si volevano spendere i soldi per ricostruire L’Aquila, non è abbastanza importante, per qualcuno evidentemente non vale la pena. E poi, sarebbe stata presa come un ‘cattivo esempio’ da chiunque volesse ricostruire qualsiasi cosa in Europa. Praticamente è come se all’Unione Europea volessero mettere le mani avanti per tutelarsi in futuro.

Lei insegna in modo molto semplice che cos’è il denaro e come funziona, qualcosa che dovrebbero sapere tutti ma non è così.

Il denaro e il suo funzionamento sono cose facili da capire, ma il tutto va inserito in un circuito logico. Si tratta di un oggetto a cui si impartisce un valore arbitrario e serve a pagare le tasse. Quando non si possono pagare le tasse si è disoccupati, nel senso che si cerca un lavoro retribuito. E non si deve dimenticare mai che qualsiasi cosa il governo decida che debba avere un valore, la può acquisire. E tutto ciò con cui potresti pagare le tasse ha un valore. Il denaro è, in sostanza, un credito fiscale.

In che modo funzionano le tasse?

La direzione del movimento dei soldi deve essere la seguente: da chi ce li ha a chi ne ha bisogno. Per chiedere alla gente di pagare le tasse, bisogna prima spendere quei soldi, cioè lo Stato deve spenderli e metterli nelle tasche di cittadini e aziende. Quindi spendere prima per riprendere poi, ma se in origine lo Stato non spende abbastanza, non spende cioè a deficit, il meccanismo si blocca. In Europa, la Banca centrale europea dovrebbe concedere credito a deficit per poi poterlo richiedere in forma di tasse, visto che gli Stati ex sovrani non possono più farlo perché hanno perduto la capacità di spendere ognuno la propria moneta, sostituita dall’Euro.

Secondo lei, la crisi economica che viviamo in Europa e in Italia da cosa è causata?

La crisi esiste per una ragione, ovvero che il deficit è troppo basso. Il governo non spende abbastanza per coprire le tasse e per lasciare spazio anche al risparmio, quindi alla ricchezza, di privati e aziende. Ma è lo stesso governo a generare le tasse. E l’economia, che dipende dal governo, le sostiene. In parole ancora più semplici, se uno Stato non spende abbastanza per coprire le sue tasse e non garantisce il risparmio, il risultato altro non può essere che la disoccupazione. In una parola, crisi.

Nello specifico qual è la situazione economica dell’Italia?

L’economia italiana è del tutto sovrattassata e le tasse non vengono spese abbastanza all’inizio del circuito. Questo porta allo stesso problema, la disoccupazione.

L’Italia potrebbe diventare la prossima Grecia?

La questione dipende dal punto di rottura, fin dove l’Italia può essere spinta prima di assistere alle rivoluzione sociali. Il potere che detta legge adesso spinge fino al punto di rottura, a un punto pericoloso di non ritorno.

In che modo si potrebbe ovviare a questa piaga?

Ho già risposto, il deficit va alzato perché è troppo basso. La situazione italiana in Europa implica tassi di interesse troppo alti per l’Italia. Il vostro Paese deve chiedere alla Bce di aumentare il tetto del deficit dal 3 all’8 per cento e la Bce ha il dovere di garantire il debito pubblico dell’Italia, riducendo i tassi d’interesse. Diminuendo il tetto del debito, la Banca centrale europea adesso sta accelerando il processo di collasso. Tutto questo dimostra che certi comportamenti non portano a nulla di buono, è accertato. I politici e i grandi economisti che appoggiano queste scelte sono responsabili del disastro.

Perché la Bce si comporta in questo modo?

Non so, ma sta facendo un terribile errore. Forse si comporta così per  un atteggiamento sovversivo, forse perché vuole distruggere l’Unione per degli scopi diversi da quelli della piena occupazione e del pieno stato sociale.