L’AQUILA – C’è attesa per il pronunciamento del Tribunale di Treviso in merito al ricorso d’urgenza presentato dalle otto famiglie aquilane della palazzina di via Colle, nel quartiere di Pettino, che sono andati per le vie legali contro la ditta Tasca Aldo che, a loro dire, avrebbe richiesto 214 mila euro più Iva per lavori di finitura della ricostruzione non concordati all’inizio.

L’azienda di Ponzano Veneto (Treviso), però, a sua volta rivendica l’assoluta legittimità della richiesta e del suo operato e si è rivolta al Tribunale dell’Aquila per richiedere un accertamento tecnico preventivo affinchè il giudice stabilisca l’ammontare dei lavori eseguiti dall’impresa.

“Dovevamo rientrare il 15 aprile – aveva spiegato a questa testata una portavoce dei condòmini – ma la ditta Tasca Aldo non ci restituisce le chiavi affermando che sussiste il pericolo esterno rappresentato dagli adiacenti palazzi in ricostruzione. Ma per noi è solo una scusa. Quei lavori extra non erano stati concordati, ci hanno presentato il conto a cose fatte. E ora abbiamo perso anche il diritto all’assistenza, da aprile infatti i condòmini non ricevono più l’assegno di autonoma sistemazione, chi era in un appartamento del progetto C.a.s.e. e o nei Map è stato costretto restarci, pagando però un affitto”.

Non si pronuncia il legale rappresentante dei condomini, l’avvocato Egidio Rosati.

La Tasca Aldo, dopo che AbruzzoWeb ha più volte chiesto una sua versione dei fatti, contesta invece con una nota con forza e su tutta la linea,  quanto dichiarato dai condomini, bollandolo come “errato e forviante”.

In primo luogo si smentisce che “per completare i lavori previsti dall’appalto, la ditta abbia chiesto ai condomini un contributo extra”.

“Il condominio oltre a non voler riconoscere le opere extra – afferma l’impresa – non ha a oggi nemmeno pagato interamente le opere contrattualmente pattuite, tutte per altro regolarmente eseguite dall’impresa e concluse nei termini contrattualmente previsti. I lavori sono stati ultimati sin dal 29 marzo del 2014, e senza alcun ricatto e pressione e la complessa gestione del quadro economico dei lavori svolti è dunque successiva all’ultimazione delle opere e quindi non ha mai inciso in alcun modo sulla conclusione degli stessi, che sono stati appunto ultimati molti mesi prima dell’inizio del contenzioso”.

La Tasca Aldo rivendica, poi, l’assoluta trasparenza del passaggio di consegne dell’appalto di via Colle dopo che la Mazzi di Verona si è fatta da parte precipitata in brutte acque a livello economico.

“Non è assolutamente vero che abbia ‘acquistato’ la commessa del condomino dalla Mazzi, affermazione che potrebbe indurre a credere che dietro l’affidamento dell’appalto vi sia un sistema di aggiudicazione degli appalti figlio del clientelismo e del nepotismo, realtà invece quanto mai lontana dal modo di agire e di fare impresa della Tasca Aldo”, prosegue la nota.

A differenza di quanto sostengono alcuni condomini che hanno aperto il contenzioso con la ditta, in altri termini, “la Tasca Aldo non è stata affatto imposta ai condomini, ma ha sottoposto un proprio preventivo che, in sede di assemblea condominiale è risultata di gradimento con conseguente aggiudicazione dell’appalto, affidato in modo regolare trasparente e diretto, con un contratto firmato in tutte le sue pagine dall’amministratore pro-tempore dello stabile”.

Infine la mancata consegna delle chiavi e la sussistenza dello stato di inagibilità dello stabile. Anche qui le versioni divergono e non poco.

“La questione della sicurezza non è affatto un pretesto, considerata la causa dei ritardi del condominio e della direzioni dei lavori, nello svolgere le attività funzionali alla chiusura tecnico amministrativa del cantiere – assicura l’azienda – Allo stato non è stato rilasciato il certificato definitivo di agibilità urbanistica dell’immobile, necessario per l’attestazione della sussistenza delle condizioni di sicurezza previste dalla normativa vigente, ovvero dall’articolo 24 del testo unico dell’Edilizia”.