L’AQUILA – Sono 1.830 le pratiche di ricostruzione privata ancora da esaminare all’Aquila e per farlo occorreranno circa 7 anni, mentre ne occoreranno 9 per l’ultimazione dei lavori.
È quanto emerge dai dati diffusi a luglio dall’Ufficio speciale (Usra).
Ad analizzare i numeri della ricostruzione è stato il neo presidente dell’Ance dell’Aquila, Adolfo Cicchetti, che rintraccia il motivo dei ritardi in diversi fattori, tra i quali la governance e la carenza di personale.
“Sebbene l’Usra attesti attualmente un andamento regolare dell’approvazione delle pratiche e stia profondendo ogni sforzo con le risorse attuali per perseguirlo – spiegano i costruttori -, permangono alcuni ostacoli al raggiungimento di un equilibrio costante fra le pratiche in entrata e quelle in uscita, con alcune aritmie nel sistema di procedura che, proiettate nel cronoprogramma fissato, fanno emergere la necessità di un intervento di rimodulazione non più rinviabile”.
In totale, da aprile 2009 al 31 dicembre 2017, risultano stanziati oltre 21 miliardi di euro (comprensivi delle risorse stanziate a valere sul Fondo solidarietà Ue, donazioni, minori entrate, finanziamenti bancari a carico dello Stato) destinati alla ricostruzione privata, pubblica, sviluppo del territorio e delle attività produttive, ripristino e potenziamento delle infrastrutture di trasporto, finanziamento delle spese per il superamento dell’emergenza, per le cosiddette “spese obbligatorie”, per il personale e altre finalità.
Il processo di ricostruzione prosegue con la programmazione dei 5,1 miliardi di euro stanziati dalla Legge di Stabilità del 2015 con cui è stata garantita certezza di disponibilità per la ricostruzione post sismica nel medio periodo (2015-2020).
Al netto delle risorse già programmate e assegnate, l’importo complessivo di risorse per il processo di ricostruzione ancora destinabili è pari a 2,1 miliardi di euro per il finanziamento dell’edilizia privata, per la ricostruzione pubblica, per le spese obbligatorie, per il finanziamento dei servizi di assistenza tecnica, nonché per lo sviluppo, fino a un valore massimo del 4% degli stanziamenti annuali di bilancio.
“Considerato che per la programmazione dell’impegno di spesa dei restanti 2,1 miliardi di euro non sarà sufficiente il periodo 2018-2020 – aggiunge l’Ance – sarebbe opportuno prorogare la data di scadenza del 2020 per garantire il continuo stanziamento di fondi necessari per la ricostruzione generale. I rischi sono due: che si interrompano i flussi di pagamento per i lavori in corso, con grave danno per le imprese e i cittadini, e che il Governo rifiuti di impegnare ulteriori fondi per completare la ricostruzione, se prima non vengono utilizzati quelli giacenti nei tempi programmati”.
E la ricostruzione pubblica arranca. Il costo complessivo delle opere pubbliche è di 2.211.991.04, mentre il totale erogato è di appena 1.382.934.198 per un totale di 607 interventi, di cui appena 292 sono quelli conclusi.
C’è poi la questione della diminuzione del personale, che si attesta attorno al 20% in meno rispetto alla dotazione iniziale.
“La dotazione organica dei vari uffici sta man mano diminuendo perché sono numerosi gli impiegati tecnici ed amministrativi che stanno facendo concorsi presso altri enti – continua l’Ance -. I vincitori hanno la disponibilità di un periodo transitorio di sei mesi per verificare la compatibilità col nuovo posto di lavoro e poi di ulteriori mesi per dar seguito alla procedura di reintegro da richiedere al Formez per dar seguito allo scorrimento di graduatoria. Attualmente la dotazioneo di organico negli uffici della ricostruzione è la seguente”.
Sul versante nazionale, l’architettura organizzativa dei processi di ricostruzione è stata invece completata con l’istituzione della Struttura di Missione (Stm). Questa coordina le amministrazioni centrali interessate nei processi di ricostruzione e di sviluppo dell’area del cratere aquilano al fine di indirizzare e dare impulso, con la Regione Abruzzo e gli enti locali, agli Uffici speciali per la ricostruzione, in partenariato con le associazioni e con le organizzazioni di categoria presenti nel territorio.
Inoltre vigila sull’attuazione degli obblighi di monitoraggio finanziario, fisico e procedurale sugli interventi di ricostruzione da parte delle amministrazioni competenti.
“Ad oggi purtroppo la Stm – continua l’Ance – ha una proroga per la sua funzionalità fino al 30 settembre 2018, quindi in caso di sospensione delle funzioni l’architettura della Governance del sisma 2009 sarà decapitata. Soluzioni tardive, come spesso accaduto, avranno conseguenze su tutto il processo della ricostruzione, a partire dai trasferimenti per i pagamenti dei lavori in corso.
Senza contare che anche il vertice degli Uffici Speciali vedranno presto un cambio dovuto al pensionamento dell’attuale coordinatore”.
È poi ancora vacante la delega alla Ricostruzione nel governo Conte.
“A seguito della scadenza, nel giugno di quest’anno, del mandato di Paola De Micheli quale delegata per il Governo Gentiloni a seguire la ricostruzione 2009 e di Commissario di Governo per la ricostruzione 2016 – ricorda l’Ance -, non si parla ancora di quali figure verranno designate per la successione dell’incarico nel nuovo Governo, sebbene da pochi giorni si conosca la delega alla ricostruzione dei Beni Culturali”.
“Ad oggi non è stato individuato neppure il Ministero a cui le materie in questione faranno riferimento. La mancanza di un referente istituzionale e le diffuse incertezze sulla macchina organizzativa ostacolano l’auspicata e indispensabile accelerazione sulle procedure in corso che necessitano di scelte decisive e urgenti”.





