PESCARA – L’Aeroporto d’Abruzzo si lega sempre più a doppio filo con la Regione.

La ricapitalizzazione varata lo scorso febbraio a palazzo dell’Emiciclo della Saga, la società mista che lo gestisce, per un totale di circa 6 milioni di euro, si appresta infatti a essere disertata dagli altri soci e la previsione è che l’ente salirà dal 42,54%, che già ne faceva il socio di maggioranza relativa, a oltre il 90%.

A confermare ad AbruzzoWeb la tendenza alla fuga degli altri soci è il presidente della Saga, Lucio Laureti, che evidenzia come uno scenario simile comporti luci e ombre.

In particolare con un aeroporto più pubblico si acuirà il dilemma dei finanziamenti, che non sono possibili a bella posta senza incappare nella mannaia dell’Unione europea.

Già più di una volta il governo ha impugnato le leggi di finanziamento perché contrastanti con gli ordinamenti comunitari, ricevendo conferma dal verdetto della Corte costituzionale: l’ultimo a farlo il governo Letta addirittura nell’ultimo Consiglio dei ministri nel giorno stesso delle dimissioni.

Il niet della Consulta ha escluso nuove forme di finanziamento diretto all’impianto da parte della Regione, di qui il colpo gobbo dello scorso febbraio, con l’escamotage della ricapitalizzazione.

Il problema è che i soci, sul totale di circa 6 milioni, rispondono in quota parte oppure mollano le quote: e con la crisi, tanto per fare un esempio, il Comune di Pescara ha stanziato 10 mila euro “a titolo simbolico” sui 576 mila che avrebbe dovuto sborsare e si prepara a salutare senza troppi rimpianti il suo 10% di quote.

Laureti non si preoccupa, “un finale che già sapevamo” e pensa piuttosto al prossimo piano industriale che, notificato alla Ue, potrebbe finalmente sbloccare quattrini che “ci sono e la Regione vuol darci, ma non sa come”.

Il piano sarà sul tavolo del prossimo presidente della Regione, quale che sia il vincitore delle Regionali del 25 maggio, mentre Laureti lascia aperta ogni ipotesi per il futuro: il suo mandato scade a giugno, ma una conferma gli sarebbe più che gradita.

Secco no, infine, all’aeroporto dell’Aquila: “Come scalo commerciale non ha la minima possibilità di salvezza”.

Il Comune di Pescara ha deliberato il suo “obolo” per la ricapitalizzazione, che sentori ha invece sulla volontà di ricapitalizzare da parte degli altri soci?

Ognuno limiterà moltissimo la propria partecipazione. Abbiamo fissato 30 giorni che scadranno a breve per le comunicazioni sulle loro intenzioni, poi ci sarà tempo fino a giugno per farlo. Ci interessa poco, in realtà, perché sappiamo già come andrà a finire: ci aspettiamo tutti che la Regione passi dal 43% circa a oltre il 90%.

Sarà meglio o peggio?

Meglio non è perché avere una diffusione tra diversi soci, anche se minimale poteva essere più coinvolgente per tutto l’Abruzzo. In realtà la Saga si avvia a diventare sempre più una società regionale.

E sul piano gestionale?

Da quel punto di vista non cambierà nulla. Semplicemente, la proprietà sarà più pubblica e meno privata.

Che tipo di investimento sarà per la Regione Abruzzo?

Sarà necessario un finanziamento annuale, abbiamo dimostrato attraverso uno studio dell’Università di Chieti-Pescara che l’aeroporto è un investimento e non è un costo: ogni euro investito rende 23 volte sul territorio. È quindi l’investimento migliore che la Regione possa fare.

Il problema del finanziamento è posto, però, dai paletti dell’Unione europea…

Certo quello è il vero problema. La Regione ha i soldi, vuole darli, ma non sa come. Ora tuttavia ci sono nuove linee guida europee: attraverso un piano industriale e la notifica a Bruxelles si vengono a creare le condizioni per poter dare risorse da qui a 5 anni, anche se gradualmente e maniera via via inferiore.

Dovrete attuare anche voi una rigida spending review.

Abbiamo già fatto grandi operazioni di efficientamento: abbiamo ridotto i costi, i fornitori, il personale, tutto quello che rappresentava una dispersione di risorse. Qualcosa da fare ancora resta, noi quello che si doveva fare lo abbiamo fatto. È chiaro che con risorse molto limitate sarà difficile pensare allo sviluppo, ma ci sono novità anche su questo e a breve le annunceremo.

Ma l’Aeroporto d’Abruzzo va bene o va male come dicono in molti?

Dico solo che nei primi 3 mesi del 2014 abbiamo avuto un +2% di passeggeri, e già il pareggio sarebbe stato un buon risultato.

Insomma secondo lei questa regione può ancora permettersi un aeroporto.

Lavorando in sinergia con la Regione, le associazioni e con un buon consiglio di amministrazione, ci sono tutte le condizioni perché l’Abruzzo possa permettersi un aeroporto. Due invece no.

Sta parlando dell’Aeroporto dei Parchi dell’Aquila. Non esiste un modello di gestione per lo più privato che possa consentirgli di coesistere con quello pescarese?

L’Aeroporto dell’Aquila non ha futuro. Anzi, non ha presente. Può essere un buon aeroporto per la protezione civile e per i vigili del fuoco, ma non commerciale. Non ha alcuna possibilità di poter neanche sopravvivere con una bacino d’utenza così ridotto.

Ha accennato al nuovo piano industriale, che tempi saranno necessari?

Abbiamo bandito una manifestazione d’interesse, inviteremo cinque società a farci un preventivo entro una settimana, poi una di loro avrà un mese per la redazione del piano. Al prossimo presidente della Regione lo sottoporremo di sicuro.

A proposito del prossimo presidente, in caso di cambiamenti nella maggioranza lei sarà sottoposto a spoil system, insomma verrà sostituito?

Sì perché sia il mio incarico che quello del Cda scadono a fine giugno.

È possibile anche una riconferma?

Tutto è possibile. Questa a capo della Saga è stata un’esperienza che mi è piaciuta tanto, abbiamo dato tutto e avuto anche risultati importanti. Poi per risollevare situazioni delicate non bastano 2 anni e mezzo, ci vuole un percorso più lungo. Ma altrove gli aeroporti chiudono: Foggia chiuso, Forlì chiuso, Rimini fallito, Verona dimezzato. Noi andiamo avanti.