L’AQUILA – Dopo una prima “non immissione” nelle liste dei patrimoni immateriali dell’Unesco, l’amara bocciatura del 2015, e il rinvio della candidatura nel 2016 a favore della pizza Margherita, altrettanto indigesta, per la Perdonanza Celestiniana, l’annuale giubileo che si svolge all’Aquila ogni anno, il 2018 potrebbe essere l’anno giusto per vedere finalmente accettata la domanda di iscrizione nella lista dei patrimoni immateriali dell’umanità. 

Dovrebbero essere stati chiariti, infatti, i punti oscuri del corposo dossier presentato a sostegno della candidatura di quello che viene considerato il primo giubileo della Cristianità, istituito da papa Celestino V nel 1294: nel dicembre del 2015, infatti, a Windhoek, in Namibia, dopo aver superato due livelli di selezione, il corposo faldone-Perdonanza, 14 pagine in due lingue, centinaia di lettere, foto e video, subì una battuta d’arresto che portò l’operazione, data per certa dalle autorità locali, ad arenarsi.

Secondo la commissione valutatrice dell’Unesco, non era pienamente rispondente ai criteri di conservazione, trasmissione e promozione da parte delle comunità, chiesti dalla convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale fin dal 2003.

Lo ammette ad AbruzzoWeb Ernesto Di Renzo, professore dell’Università di Roma “Tor Vergata”, delegato della stesura del fascicolo per l’Unesco da parte del comitato promotore per l’iscrizione della Perdonanza nella lista Unesco.

Adesso c’è una seconda chance e la promessa di imparare dagli errori del passato, con la documentazione necessaria che dovrà pervenire al segretariato generale Unesco di Parigi entro il 31 marzo prossimo.

“L’Unesco richiede che le candidatura partano dal basso, dalle comunità – spiega ora – Devono essere le comunità a impegnarsi in primis per dire che cosa per loro è importante e da salvaguardare. Un’operazione che ogni anno deve arricchirsi, dotarsi di nuove posizioni, non si deve musealizzare, ma costantemente riproporre come parte costitutiva del patrimonio comunitario”.

Sempre secondo la Commissione valutatrice, il dossier su questo punto era poco chiaro e perciò la richiesta è stata rinviata, con l’invito a presentare una nuova candidatura e una documentazione integrata e modificata perché rispondesse ai criteri stabiliti dalla convenzione Unesco.

Nel mezzo, però, ci si è messa la pizza, visto che la Perdonanza non è certo l’unico patrimonio da valorizzare e la chance sembrava persa o rinviata a molto lontano. Ma ora si è originata la nuova opportunità.

“Si è voluto conoscere che cosa le comunità abbiano fatto per perseguire la promozione e la salvaguardia di questo evento unico nel suo genere – continua il responsabile – È stato necessario integrare il dossier con tutta una serie di informazioni in tal senso: nuove iniziative, progettualità, nuovi interventi, nuove iniziative per la comunicazione a livello generale e generazionale. Diffusione nelle scuole e in ogni luogo in cui la comunità si riunisce. Tutto quello che nell’ultimo anno si è fatto di nuovo e innovativo con l’obiettivo di tramettere, conservare e promuovere”.

Seconda candidatura, quindi, presentata “d’ufficio” dalla Commissione italiana per l’Unesco, dopo lo sgambetto del 2016 per portare a Parigi l’internazionale pizza, per la quale si conoscerà l’esito della candidatura solo a fine 2017, e il tartufo di Norcia, zona terremotata in cerca di rilancio, già in predicato per il 2019.

“Una questione di carattere puramente formale” ha portato a questo rinvio anche secondo lo storico Walter Capezzali, che nel 2015 è stato indicato dal sindaco, Massimo Cialente, come referente unico per il progetto ma che lo scorso anno non si è “occupato della revisione del dossier che il ministero dei Beni culturali si era impegnato a ripresentare per la candidatura dopo aver dato spazio nel 2016 alla pizza, che probabilmente aveva un peso specifico e un ritorno di immagine in quel momento maggiore”.